Sottotitolato: il calore della Terra nel cuore
Fatta l’Earth Hour adesso si può, con l’agitazione, l’eccitazione, prima e la gioia di averla fatta, poi calcolare che “qualche” luce è rimasta accesa alcune centinaia di minuti in più rispetto al solito.

Fatta l’Earth Hour, intrattenuti molti, “valorizzato” il ruolo di certi “filantropi”, ripulita la loro coscienza con il plagio collettivo, “valorizzato” il ruolo di alcune associazioni internazionali, ora si puù fare il decina di minuti a riflettere, non un ora intera.

Adesso si può pensare a quante imprese simili per servizi e prodotti offerti sono “costrette” a rielaborare le stesse teorie, le stesse logiche, gli stessi prodotti, con lo stesso numero di versi lavoratori in ognuna, con lo stesso numero di dirigenti od amministratori od datori in genere, per fare cosa? Per fare gli stessi prodotti, con la variazione di qualcosa. Insomma si capisce quante imprese e lavoratori, quanti cittadini sono in bilico tra il potere avere delle “libertà” nella Società od il non averne, quanti sono in bilico tra l’avere od il non potere avere. Si capisce quanto SPRECO di lavoro, tempo, pensieri, salute, materiali, per risviluppare prodotti simili, prodotti poi da differenziare in parte per “poter” competer. Si capisce cosa la competizione abbia causato al progresso Sociale: il rallentare, il fermarsi, il regredire.

La competizione ha esposto le vite al volere dei più forti, ha esposto le coscienze all’inclinazione al violare, ha esposto le coscienze alla competizione, ha esposto le coscienze alla voglia di “guerra”.

La competizione ha esposto la Terra ad inutili sprechi, per fare il 90% ugale quasi da zero e modificare il 10%, ha esposto agli sprechi di un sistema competitivo, non teso alla migliore organizzazione ed efficienza, ha teso ad un sistema che deve essere sufficiente a mantenere le cose o cambiare di quel che serve per ottenere vantaggio sugli altri, idipendentemente dal come, posto che non vi sono indagini o forze dell’ordine od avvocati che potrebbero mai stare dietero agli illeciti, la competizione ha solo diviso l’Economia, la Società, l’ha resa influenzabile da piani Stranieri con obiettivi differenti dal Benessere di quella Nazione.

La competizione ha reso tutti i giorni ogni anno, e non un ora sola su 8760 ore circa ogni anno, allo spreco determinato dalla “obbligata dal sistema” corrotta malagestione delle risorse, materie prime, energia, salute, vita e tempo lavorativo delle persone.

La competizione ha reso possibile che individui plagiassero altri individui, ha reso obbligatorio che altri individui plagiassero altri individui, la competizione ha speso TWh in pubblicità, la competizione ha speso TWh in prodotti che hanno delle funzioni, funzioni mai sopperite completamente da opgnuno di quei prodotti oppure funzioni che sarebbero potute essere sopperite meglio da prodotti maggiormente studiati da quelle persone che invece erano occupate a ristudiare i prodotti da capo.

La competizione, il mercato, alla fine ha ammesso e trovato utile chiedere “cosa vorresti migliorare?”, l’ha fatto pure tardi, e serve a poco, ma è semplicemente la dimostrazione che il mercato casuale fortunato, la teoria del “è il mercato a premiare”, non determina affatto per definizione il progresso e di sicuro non determina il progresso più rapido e con i minori sprechi.

La competizione ha portato a quel “sistema” diviso, appunto improntato alla competizione, quel’individualismo, che ha reso incapace la Nazione di risolvere brevissimamente la questione occupazionale, essendovi l’ideologia dell’organizzazione divisa, diversa, essendovi l’assenza della possibilità di organizzare gli interventi a favore di ampie masse e di tutti.

La competizione ha portato a quel fare che porta a fare credere un prodotto migliore degli altri simili, quel fare che però no portaad assumere tutti i metodi ed i concetti relativi al prodotto migliore, un fare che addirittura vieta che una moltitudine si metta a fare quello che viene fatto per produrre il prodotto identificato migliore o quello prodotto con la metodologia migliore.

Di per sè è proprio il capitalismo, il libero mercato a descrivere la sua essenza tesa al benessere della minor parte a spese della maggiore.

Di per sè è il capitalismo, il libero mercato a mettervi sotto gli occhi che, l’efficienza, la miglioria reale, non sono l’obiettivo.
Il prodotto migliore non può, per definizione essere riprodotto allo stesso modo da tutti gli altri, perchè questi dovrebbero come minimo pagare diritti, introducendo un’inefficenza nel sistema produttivo rispetto al sistema che si voleva replicare perchè migliore. Inefficienza che porta a tre cose per chi voleva replicare: non replicare il prodotto migliore, apportarvi delle modifiche che comunque introducono inefficienze dato che era quello non modificato il prodotto migliore, replicare pagando se possibile i diritti a replicare introducendo inefficienze nell’organizzazione produttiva.

Inefficienze che si traducono in SPRECHI, in tempo perduto o speso per ragioni irrazionali, inefficienze che si traducono in prodotti pìù costosi per il Cittadino che ne necessita o ne abbisogna, oppure in dipendenti di seconda classe rispetto a quelli dell’azienda che si voleva replicare.

Di per sè il capitalismo, il libero mercato, dimostrano nelle fondamenta, che non sono le ideologie dell’interesse collettivo, non frega nulla a chi comanda in quei sistemi di come sta il resto della popolazione, l’unica cosa che importa è il potere di intervenire sulla vita altrui, il passarsela bene, come meglio si può e meglio degli altri, il plagiare ed addomesticare gli altri: non frega del futuro, perchè difficilmente ci starà e comunque non sarà “giovane” come in quel momento.

La competitività non appartiene ne al concetto di Società ne a quello di Nazione, la cooperazione in toto vi appartiene, la condivisione vi appartiene e tra l’altro appartiene alle famose radici Cristiane propugnate da ogni politico.

La competitività assieme e gruppi criminali organizzati associati per delinquere in vari modi e (che rispondono nel loro agire ad uno studiato piano di qualche gruppo di Stranieri oltre Oceano) che girano anche per l’Italia, ha portato ad aziende oneste a divenirlo meno, aziende oneste ad andare in crisi, Cittadini senza occupazione e modo di vivere onestamente, imprenditori a suicidarsi. La competitività e le crisi finanziarie pilotate hanno portato tanto potere a molti meno che prima e tanti debiti e difficoltà alla Cittadinanza di ogni Nazione.

Non lamentatevi o trovate strano se proprio da quei sistemi nascono le tesono nate le teorie eugenetiche e sulla sovrapopolazione.

Il libero mercato competitivo, il mercato promosso e protetto da burocrati, “al soldo” di alcuni think thank – club – alcuni miliardari, che rendono persino difficile il collaborare ha invece ammesso e premiato l’inefficienza, i cartelli per rallentare il progresso ostacolando altri (onesi, questi), il cartello per cancellare i fatti, travisare la realtà e plagiare l’insieme degli individui.

L’ora per la Terra è meglio spenderla pensando a quante cazzate sono state determinate dal libero spreco, libero produrre ad ogni mezzo, libero plagiare, libero truffare.
L’ora per la Terra è meglio spenderla chiedendosi quanto più spesso e maggiormente la competizione e la teoria ultracapitalista abbiano portato l’Umanità vicino all’olocausto atomico, al criminale malato dotato del bottone della soluzione Finale.
L’ora per salvare la Terra e la Specie Umana sarebbe meglio spenderla per non credere più alla maggioranza od agli Esperi, sarebbe meglio spenderla per non cedere il pensiero al proprio rappresentante ma mettersi a verificare i fatti da più punti di vista.
L’ora della Terra sarebbe meglio spenderla per aiutare a fare cooperare le Aziende con sistemi più efficienti. Si risparmierebbero molti più TWh. Sempre più di anno in anno. Molti più che addormentare le coscienze o raccontare fiabe agli adulti.

 

(Tratto da “Disrupting ideology” edito da “Messi a tacere” la casa editrice delle pagine mai lette. Pubblicato per ora da nessuno. Scritto da “non si sa perchè, o si” un tale dalle idee chiare)

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