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Sottotitolato: nome e cognome, arbitrariamente sproloquiando.

Il suono è una caratteristica del Tempo.

Il suono senza l’evoluzione del Tempo non sussiste, non si propaga, non nasce.

Il suono è come qualsiasi altra variazione della configurazione, delle composizioni dell’energia nello spazio, è, ripeto, dipendente dall’evolversi del Tempo.

Il suono è come una “propagazione” “coerente” di deformazioni delle componenti che caratterizzano anche lo spettro elettromagnetico, una deformazione prodotta da qualcosa, percepita, subita da cosaltro.

Il suono ha origine come ha origine qualsiasi diseccitazione di qualsiasi punto dello spazio.

Il suono è composto delle stesse componenti che deformano l’energia dello spazio e caratterizzano quelle configurazioni di deformazioni che sono detti fotoni.

Il suono è quasi elettro-magnetico. Il suono ha un origine che può essere infinitesima, che può avere un volume interessato dal suo centro pari all’infinitesimo, il suono ha un’intensità, l’intensità del suono ha effetto sulle intensità dello spazio ove il suono si propaga.

Con suono qui non s’intende il suono udibie, qui si fa lo stesso che viene fatto con la luce.

La luce può essere visibile, può influenzare i nostri occhi in modo che la stessa si propaghi secondo ed a seguito di dereminate interazioni ed influenze al nostro cervello, che la interpreta, nel senso che ne è soggetto ed influenzato nel “funzionamento”.

La luce può non essere visibile, di fatti con il termine luce si va ad identificare, ingenerando talvolta ai distratti delle misinterpretazioni (mis, da mi, medio, come misinformato, cioè informato a metà su qualcosa, differente da disinformato, cioè “informato” di un falso, misinterpretazioni mi suonava meglio di cattive interpretazioni, a furia di crusca, essendo io una testa di…), anche lo spettro elettromagnetico in genere.

Dunque se la luce è in genere la propagazione di deformazioni con certe proporzioni dello spettro elettromagnetico, lo è anche il suono.

Il suono qui inteso insomma non solo non è necessariamente defibile sempre suono udibile, ma si propaga anche nello spazio vuoto.

Il suono è la pressione, la depressione, l’alternanza di caratteristiche che determinano effetti “opposti”. Il suono è un incremento e decremento “coerente”, per risultanza e proporzione degli effetti, in modo determinato di deformazioni dell’energia nello spazio con componenti simili nel medesimo intorno.

Il suono è, volendo, nell’aria, frutto dell’interazione di campi elettrici e magnetici combinati ed intensi con caratteristiche variabili, aventi anche origini differenti. Il suono può essere prodotto per espanzione e contrazione di una “sostanza” nello spazio. Il suono udibile invece può essere udito in conseguenza ad un artificio applicato al nostro cervello ed agli organi uditivi. Aritificio che determina gli stessi effetti del suono “captato” dai neuroni sensori in combinazione con le influenze subite dalle componenti degli organi di senso. Artificio che con caratteristiche diverse può essere applicato direttamente ai nervi, direttamente ai neuroni, direttamente al complesso d’interazioni dell’intero volume celebrale, determinando gli stessi effetti uditivi dell’avere udito un suono equivalentemente ingenerato dalla variazione di pressione sonora nell’aria.

L’artificio è tale da fare apparire ai compresenti al malcapitato che non vi sia una sorgente sonora, che non vi sia suono udibile in quegli istanti, proprio perchè solo il malcapitato potrebbe trovarsi nel volume d’influenza di una distorzione elettro-magnetica che solo in quel volume assume per il cervello un significato “compreso” come suono.

Il suono udibile, è udibile in quanto determinato da una catena di eventi che partono dagli organi di senso e che coinvolge di conseguenza l’attività celebrale.

Il suono non udibile, agli effetti degli organi di senso, può divenire udibile a partire da un tratto della catena di eventi temporali che va a coinvolgere nel cervello quei volumi deputati alla “memorizzazione e richiamo” degli eventi sonori precedentemente percepiti dagli organi di senso.

In altri termini il suono può essere udito, come già detto, pur in assenza di una sorgente che determini l’arrivo di variazioni di pressione percepibili dagli organi di senso dell’orecchio.

La chimica, la fisica del nostro cervello, dei nostri organi di senso dell’udito, la composizione delle caratteristiche elettro-magnetiche e le co-distorsioni delle stesse nel tempo, le distorsioni dell’energia elettromagnetica nello spazio che originano dal nostro “volume”, sono correlate ed influenzate da quanto ha origine da fuori. Messo quanto precede, dunque, per come noi risultiamo essere nel Tempo, ripetizioni più o meno simili delle stesse proporzioni di caratteristiche elettro-magnetiche nello spazio (con elettro-magnetiche non mi riferisco allo spettro ma alle composizioni delle componenti che lo determinano e che hanno stessa “origine”, ovvero sia dalle proporzioni tra le componenti), caratteristiche “ripetute” tali da definire localizzazioni nel Tempo di energia-proporzioni “definenti” gli stessi organi e le stesse “sostanze” (la sostanza in questo testo non è intesa come sostanza chimica).

La “sostanza”, non “l’essenza”, il suo centro, definita dalla sua manifestazione di “presenza” nello spazio in un determinato istante, le sue caratteristiche in funzione di quelle del resto.

La “sostanza” la causa istantanea, di un effetto istantaneo immediatamente successivo: l’interazione con il resto.

La causa e l’effetto, funzioni del Tempo.

“L’essenza” ovvero la manifestazione degli effetti, con il Tempo, costituente l’interazione nel Tempo tra ogni “sostanza” dello Spazio.

“Sostanze” che nel tempo, variano in funzione “dell’essenza” manifestata, variano come interazioni tra le “essenze”.

“Sostanze” che cambiano nel Tempo, in funzione delle con-cause ovvero in funzione delle altre “sostanze”.

“Sostanze” che, per fare una metafora, cambiano come la “sostanza” che disperde nel Tempo il profumo dell'”essenza” all’ambiente in cui la collocate, come cambia la “sostanza” che acquisisce nel Tempo l’odore ed il profumo dell’ambiente.

“Sostanze” in continua mutazione, sostanze che tra un’istante e l’altro mostrano maggiore o minore coerenza nelle proprie “essenze” interagenti con le altre “sostanze”.

“Sostanza”, il punto e le proprie caratteristiche propagate come “essenza”.

La medesima “essenza” estende in un volume le sue “intensità e qualità”, ad una certa distanza dalla “sostanza” il rilevare in quattro istanti adiacenti ed allo stesso modo le stesse “intensità e qualità” determinate dall'”essenza”, permette di definire i centri (medii) delle differenti qualità. Il rilevare le caratteristiche in quattro momenti diversi e multiple distanze consente di ottenere definizioni più probabilmente corrispondenti alle reali origini, ad i reali centri, alle reali sostanze, alle caratteristiche delle loro essenze in quell’arco temporale.

Il complessivo campo magnetico Terrestre ha centro prevalentemente differente da quello “gravitazionale”. Il complesso d’interazioni infrarosse, di pari caratteristiche, “dalla Terra” ha “centro” prevalentemente differente da quella della luce visibile azzurra.

Il “centro” della radiazione infrarossa dal corpo Umano è differente dalle altre.

Il propagarsi degli effetti determinati dalle con-cause, in presenza oppure no di costituenti arbitrarie, indipendenti, che per definizione “seguono” (nel senso che si ripropongono invariate) determinate “sostanze” “coerenti” per un dato o non dato Tempo, costituenti arbitrarie che in qualche punto della vita e nella vita, determinano un minimo di arbitrio nell’interazione tra con-cause e manifestazioni “dell’essenza”.

“L’essenza”, che non esiste se non come manifestazione “dell’essere”, “essere” che esiste in in funzione della sua possibile osservazione nel Tempo, osservazione possibile se l’essere influenza l’osservazione, osservazione possibile se l’essere è una conseguenza di istanti adiacenti, osservazione possibile se l’osservatore è presente nei medesimi istanti e nei medesimi istanti può risentire dell’essere in modi differenti definendo dunque le sue caratteristiche temporali.

L'”essere” inteso come verbo, “essere” inteso come Tempo.

Un “essere”, il complesso di qualità, un “essere” è l’esistenza di una combinazione di “qualità ed intensità” in un momento.

Un “essere” può essere un complesso di “sostanze”, una “sostanza”, una persona, che mantiene coerenza in proporzione all’evolversi del Tempo, più o meno proporzionalmente in funzione dell’esistenza oppure no dell’elemento arbitrario e della sua “essenza a senso unico” essenza ininfluenzabile ma influenzante.

L’arbitrarietà, quella parte che se c’è, e non si vede perchè non possa esservi, né si vede per quale motivo non possa essere funzione di eventi d’un altro Tempo, d’un altro Spazio, e dunque abbia caratteristiche “prevalenti” sulle altre, di questo Spazio, caratteristiche meno influenzate di altre dalle medesime interazioni frutto del propagarsi “dell’essenza” delle “sostanze”. L’arbitrarietà, quella “prevalenza” che per essere “vinta”, da un terzo e disonesto a tal punto, obbliga ad influenzare direttamente “l’essenza” della “sostanza”, l'”essenza” dell'”essere”, che già era influenzata dalla “prevalenza” arbitraria, in modo differente rispetto alla propagazione degli effetti della stessa “sostanza” come parte della vita, da quanto si dovrebbe fare per influenzare “l’essenza” della stessa “sostanza” senza che sia parte della vita.

Il suono, la variazione di pressione è, in breve, una mutazione, pressochè coerente nelle proporzioni delle variazioni periodiche, di qualità ed intensità nel tempo, anche se di durata, all’origine limitata oppure no.

Il suono è come la “gravità”, solo le sorgenti sonore artificiali determinano variazioni di pressione su “direzioni prevalenti”, hanno propagazioni non simmetriche, anche perchè il suono non è generato in tutte le direzioni, dunque, non determinando la concorrenza all’equidistribuzione delle variazioni – tant’è che se avanti ad un “oggetto nello spazio” si riducesse la pressione complessiva lungo una direzione e per tutte le “intensità e qualità”, aumentandola dietro l’oggetto sulla stessa direzione, si produrrebbe un avanzamento.

Per esempio.
Una sfera, con un foro cilindrico lungo quanto è il diametro della sfera e giacente su di una direttrice passante per il centro della stessa, è coperta di un fluido e stà nello Spazio, il fluido non puù allontanarsi dalla sfera a causa di una calotta e dunque il fluido è a circuito chiuso; il fluido può scorrere sulla superficie ed attraversare il cilindro passando da un punto all’antipodo; il fluido viene compresso in un verso, dall’interno del cilindro, la sua temperatura aumenta lungo quel verso e diminuisce nel verso opposto; in altre parole il tratto prima del compressore ha temperatura più bassa ed è in bassa pressione, il tratto dopo il compressore ha temperatura più alta ed alta pressione; il fluido dal compressore esce caldo sulla superficie, cede energia allo Spazio e rientra dall’altro capo del cilindro richiamato dal compressore che da quella parte stà esercitando una depressione; il calore ceduto da un lato e sulla semisfera e quello “assorbito” dallo Spazio, dall’energia incidente, sull’altra emisfera, determina un verso dell’energia ed un’equilibrio del centro di massa ed impulso, ma non dell’impulso determinato dalla differenza d’energia ceduta ed assorbita.
Il compressore ovviamente necessita di una fonte d’energia (fonte che in parte potrebbe corrispondere al calore recuperato da una emisfera e quello riassorbito dalla superficie dell’altra emisfera). C’è una propulsione in una direzione senza perdita di massa.

(il seguente non è esatto) Se il fluido fosse in grado di restare tale nonostante si trovasse a temperatura inferiore allo zero assoluto in quello spazio, se il fluido fosse una composizione di differenti fluidi e fosse capace di “assorbire l’energia dello spettro elettromagnetico incidente dallo spazio”, in tutte le sue componenti, quando sottoposto a depressione, se il fluido fosse in grado d’irradiare energia nello spazio in opposto modo quando, ovvero quando sottoposto a pressione, si avrebbe maggiore efficienza in quanto il fluido si troverebbe nelle condizioni più simili a quelle che si presentano nello spazio che attraversa o che lascia (non esattamente).

Se il “fluido” fosse in realtà una composizione dello spettro elettromagnetico che si “riflette” tra la superficie e la calotta, “spinto” fuori da una sorgente nel cilindro (collocata al posto del compressore) e riassorbito dal lato opposto richiamato da una più bassa energia rispetto a quella dello zero assoluto (ovvero l’energia sottratta andrebbe sul lato della sorgente) si dovrebbe avere un effetto simile.

Poniamo un altro assurdo (che non è così fin che non viene provato e come per altre cose prima è non è possibile e poi lo diventa, come la temperatura inferiore allo zero assoluto, oppure come avverrà per la pressione di luce che verrà differenziata in funzione della frequenza): se una camera cilindrica chiusa contenente uno stantuffo, vedesse lo spostare lo stantuffo lungo la camera, partendo da una iniziale di condizione di vuoto in entrambe in teoria la pressione dovrebbe aumentare in una camera e diminuire nell’altra.

Senza perdere tempo nelle dimostrazioni da Nobel, soldi, difficoltà (ecc…) procediamo a definire inequivocabilmente e subito che quanto affermato è corretto: ipotizziamo che nelle due camere completamente riflettenti siano presenti fotoni infrarossi, esistendo (essendo certificata e nota) la pressione di luce, si evince che la compressione, la riduzione di volume di una delle due camere, determinerebbe un incremento di pressione di luce; mentre nell’altra un decremento. Sapendo che l’Universo è attraversato dalla miriade d’interazioni, due camere riflettenti la più possibile parte di esse, una volta che vi sono “entrate”, determinerebbe un’incremento di pressione e temperatura da un lato ed un decremento dall’altro. Se lo stantuffo fosse di massa infignificante, il cilindro con le camere avanzerebbe in una direzione e verso.

La “gravità” (fosse positiva o negativa) è quella depressione o compressione reciproca tra “sostanze” d’intensità e durate, più o meno coerenti, di caratteristiche simili nel Tempo, tali da definire la posizione spaziale delle origini delle interazioni tra le “sostanze” nel tempo.

(tratto da “Incongruenze” l’estratto di the dal sapore amaro con la bustina patinata ed il contenuto assente, od il contrario(?). Edito da “Co & L’azione Inc.” l()a()famata azienda Universale. Pubblicato per questo Spazio e distribuito in questo Tempo. Scritto umilmente da un’idiota con poche parole per descrivere cosa è stato fatto per tutto da Chi non è mai stato visto su questa Terra)

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