Sottotitolato: Quel, non delle telecomunicazioni, non di guardia, non nominative.

Le torri di luce, un surrogato dei pozzi di luce. Ideazione malvagia, con ironia, di un tale che si è chiesto se qualcuno avesse mai pensato di captare, attraverso una sorta di torre metaforicamente un assorbitore, la luce diffusa nell’ambiente e convogliarla distriubuita in ambienti disposti lungo un pozzo di luce. Una superficie captante ben maggiore di quella della sommità di un pozzo di luce.

No eh?

Aspettiamo la laurea ad honorem, od il nobel, un ricco finanziamento ed un progetto di ricarce mastodontico per trovare la parola esatta.

Espresso quanto sopra, andando a dettagliare, si tratterebbe in fin dei conti di torri la cui sommità è identica alla sommità del pozzo di luce, mentre il corpo, le pareti in elevazione sono semplicemente costituite da riflettori verso il basso della luce ambiente, che si tratti di prismi, fibra ottica, specchi, lenti, pannelli concentratori liquidi, di un riflettore-parete girevole con una pila di tiflettori nel fuoco, poco importa.

La domanda è ma scusate, se dove si concentra la luce, li sotto ci fosse del fotovoltaico anzi che ambienti?

Eh, già.

Il prossimo millennio. Prima servono ingegneri e un’economia non popolata da fautori della distruzione ed annichilimento altrui. Un’economia delle idee condivisi e degli intenti a favore di tutti e non d’una parte.

(Tratto da “Lentemente” il coupon scritto piano con una leggera inflessione nei termini. Edito da “Vistam” letto, scritto e pensato al buio)

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