Sottotitolato: Il dubbio eterno…

Quante tesserine da tenere nel portafogli?

Quanti documenti inserire nel portafogli?

Dunque, nell’economia di mercato delle proprietà, delle royalties, del capitalismo, ognuno, tra chi può, mette la sua tessera per “offrire” a caro prezzo la propria virgola.

Ognuno poi si lamenta dello Stato, delle Leggi, della Burocrazia, dell’inefficienza della cosa pubblica, adducendo inefficienza nella pianificazione democratica e collettiva, continuando nel tempo a commettere piccoli o grandi reati, piccole o grandio violazioni dei diritti umani altrui, cosa che comporta la richiesta da parte d’altri di altre leggi, ulteriore burocrazia e via dicendo in un circolo infinito sempre più inefficiente a causa di corrotti e delinquenti, di pseudo-filantropi da sterminio a pseudo-meritevoli con-corruzione.

Fatto stà che le tessere crescono e quando serve mancano.

Fatto sta che i documenti crescono, i certificati crescono, la verificabilità della loro legittimità, regolarità, autorevolezza, invece non crescono.

Falsari esistono in molte cose, dalle firme sui documenti, ai documenti attestanti il falso, dai certificati manomessi…. inutile elencare l’infinito: quel che è certo è che quel che serve alla collettività per certificare qualcosa per avere cognizione di qualcosa, quel che di fatto costituisce un Linguaggio comune (come lo sono le lettere, le parole, lo sono anche i documenti) deve essere mantenuto il più possibile corretto, condiviso, verificabile, correggibile, registrabile, valutabile, nel modo più semplice e veloce possibile.

Dunque i certificati, i documenti, le attestazioni sono di fatto un semplice linguaggio di scambio d’informazioni, tali informazioni hanno senso come c’e l’hanno le parole secondo il vocabolario.

Il senso e la validità dei documenti sussiste quando il contenuto corrisponde a qualcosa di tangibile, come pure le parole hanno senso quando si riferiscono a qualcosa.

Il contenuto dei documenti, la validità deve essere garantita, tutelata, accertabile, si scriveva, al meglio, il più facilmente possibile.

Dunque se esiste un documento esiste chi o qualcosa che l’ha redatto, emesso, prodotto, dunque se è stato prodotto significa che le informazioni da qualche parte stavano già e quelle informazioni dovevano essere attendibili, dunque “certificabili” dunque qualcosa stava in altro documento.

Il punto è: documenti che richiamano documenti in un mondo e società complessa, usando la carta, equivale a scrivere il codice civile iserendo al posto dei richiami gli articoli riproposti mille volte, usando la carta, inserendo anche al posto di semplici richiami gl’interi testi di legge che hanno comportato la modifica degli articoli nel tempo.

Se c’è un documento c’è un archivio per verificarne la validità.

Documenti per richiamare documenti che ne richiamano altri, fatti sulla carta, di questo passo composteranno che il peso della persona e dell’automobile verrà superato dal peso dei pezzi di carta… Portarseli in giro potrebbe non essere uno spasso, ne salutare, ne un risparmio di tempo e denaro.

Dunque, la proprietà dell’auto, la conformità della stessa, incluse revisioni, attestazioni di avvenute manutenzioni, ad oggi è carta ma non siamo nel ‘700 e dunque forse, essendo l’auto un oggetto di una certa dimensione che dispone di vari numeri identificativi, come pure i pezzi delle manutenzioni; ergo, avete presente un database?

Ecco, il database, con accesso pubblico (per quanto previsto), con modifica limitata al consenso di proprietario, autorità, e chiunque dal proprietario abbia avuto l’accesso, dunque notaio, venditore, pra, meccanico, ecc…

Oltre all’auto ed i suoi pezzi, le ceritificazioni, vi sono anche i prodotti certificati in commercio, venduti  rivenduti, prodotti certificati e venduti, vi sono i lorri, le ore i minuti, i coinvolti, persone, acquirenti, venditori, marchi attribuiti, identificativi societari. Vi è il codice a barre, i beni prodotti sono limitati e lo sono ancora di più quelli venduti ad una certa ora, un certo minuto, tra certe persone, dunque codici a barre abbastanza piccoli in realtà.

I beni possono dover essere registrati se cambiano di proprietà od entrano in proprietà, oppure se per gli stessi vengono attribuite quote d’uso, ma sicuramente sono-saranno abbinati ad un “baratto” (che sia con pezzi di carta con scritto simboli e colori, numerini, certificati, diritti, altri beni) se non si tratta di autosufficienza.

Molti beni sono soggetti certificazioni, controlli, conformità, molti beni sono soggetti alla identificazione con codice a barre. Non è necessario inuinare il pianeta Terra e fare guerre per avere materiali od energia aggiuntiva, per tracciare i prodotti basta l’abbinamento nel tempo ta codici a barre, la correlazione temporale, la combinazione di codici in funzione dei nuovi prodotti che avrannu un codice sostitutivo, la filiera può essere tracciata tutta con un lettore di codici, una serie di comandi in un software per abbinare i codici, per generare quelli sostitutivi per non averli lunghi chilometri (anche se in effetti il codice a barre potrebbe essere visto come serie numerica costituente compressione di dati, ovvero altri precedenti codici a barra), un database unico ove rientrano i dati

punto

Come funziona l’attribuzione di diritti, certificati, interazioni-variazioni nella filiera delle cose, dei fatti?

Due tre tesserine, lettore di tesserine “abbinato” al lettore di codice del prodotto, un elemeto ove il codice può essere scritto e possibilmente riscritto tenendo traccia delle modifiche.

Le tesserine nelle mani di chi interviene, sono identificativi delle persone, una è identificativo giridico, ragione sociale, marchio, produttore come azienda.

Le tesserine sono credenziali, ad ogni tesserina sono attribuiti diritti, sono attribuiti permessi, i permessi ed i diritti sono scambiati tra chi li cede e li acquisice ed eventualmente con un eventuale terzo-testimone-autorità.

I permessi ed i diritti stanno in un database condiviso, accessibile, modificabile mediante l’uso delle tesserine che “contengono i permessi”.

Tracciabilità, semplificazione, riduzione dei costi. Eventualmente e comunque, se non vi fosse il codice a barre vi sarebbero abbastanza numeri su di uno scontrino fiscale.

Meno evasione. Meno tempo perso in attribuzione di responsabilità, meno costi per la collettività, più facile ed automatica attribuzione dei doveri (tasse incluse).

Ecco, via i documenti tempi ridotti, tracciabilità di tutta la filiera.

Basta cazzate e scuse decennali.

Soprattutto, meno tesserine nel portafogli, che poi è il problema dei problemi.

In Unione Europea “implementano” l’I.O.T., la rete delle cose e per farlo hanno finanziato e finanziano coloro che producono microscopici chip che contengono materiali di vario genere, poi si fanno i blocchi del traffico, altro che pm10 tra un po.

In ogni caso c’erano metodi alternativi, più efficaci, meno costosi, come esemplificato. Ma si sà, devono avere chiamato gli Esperti(TM).

La realtà delle cose è che quei chip li vorrebbero abbastanza piccoli da finire nei tessuti, a coadiuvare la funzione di altri strumenti in grado di condizionare il comportamento delle persone. Ecco il perchè dei finanziamenti. Poi i militari costano, le persone che al momento opportuno vengono letteralmente comandate costano molto meno (oh, a proposito, continuate a seguire i trens-umanisti, bel futuro, come no, un bel futuro dittatoriale, tanto nella NATO manco vi siete accorti che già state in una dittatura ove la pseudodemocrazia è ipercondizionata assieme alla popolazione, se non va troppo male prima comunque).

La realtà delle cose è che se un segnale elettromagnetico, ovvero una sequenza “logica” di fotoni od altri quanti, una sequenza di fotoni di frequenza diversa giunge in un determinato punto dello spazio secondo la sequenza voluta (considerando le diverse velocità di propagazione e di conseguenza il diverso tempo per percorrere lo spazio, la trasformazione della sequenza di partenza in un’altra d’arrivo sull’obiettivo), si verifica che, se sull’obiettivo la sequenza fisica-logica assume “un senso” per il materiale, per l’energia nel centro del “volume-obiettivo”, in quel volume si verificheranno determinati effetti, che vanno dall’influenzare l’elettronica, alla biologia, alla meccanica dei materiali; per influenzare s’intende anche danneggiare. Per esempio malattie indotte ad hoc? Presente? Per fare guadagnare ovviamente i vertici di certe aziende, presente? Magari riprendendosi indietro i soldi dati ai dipendenti attraverso un circolo non troppo lungo di vertici criminali collusi, presente? Ovviamente con la manovalanza di criminali.

Sapete, fare quanto sopra può essere un problema se il percorso dei segnali è tutto sulla stessa retta: potrebbero essere intense le deformazioni elettromagnetiche nello spazio, dunque più facilmente rilevabili, ergo se la provenienza delle radiazioni particolari (inteso come “particelle”, ivi inclusi i fotoni, in realtà comunque onde) è tutta da un punto (centro) e diretta verso un’altro punto (centro) in considerazione della velocità e di un effetto per così dire “stroboscopico”, di coincidenza, all’arrivo, si potrebbe facilmente rilevare il colpevole e “schermare anche più facilmente gli effetti”, se invece la provenienza è diffusa, antenne, torri, satelliti meglio ancora che sono lontani, riflessione-riemissione dall’atmosfera è ovvio che le radiazioni giungono contestuali e con il voluto senso compiuto “quantisticamente” ma da una moltitudine di angoli sferici, o da tutto lo spazio attorno.

Sapete come bisbigliare alle persone od animali, parole, rumori oppure suoni di ogni genere, senza usare onde sonore, onde di pressione “atomicamente neutre”, onde di pressione d’aria (quanti comunque)?

Roba vecchia di oltre quarant’anni.

(tratto da “Data la base” edito da “Vertici Coop.” lo scritto a mani usando solo una tastiera. Distribuito da “Rocchetti&filiere” l’unico a pubblicare sul nastro tessuto della rete)

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