Sottotitolato: Retorre

 

Mai dovuto usare la macchina da scrivere e poi rilevare, con l’OCR e scanner-fotocamera, il testo?

A parte…

Mai messo aria compressa nei tubi innocenti, aria in camera sigillata e chiusa da due superfici circolari inserite nei tubi (ad una certa distanza dai capi), saldate e dotate di valvola per l’immissione di pressione? Secondo voi quanto resistono di più. Un profilato soggetto a compressione o flessione (circolare oppure no) ha prestazioni nettamente superiori quando è riempito di materiale in pressione, anche sciolto, liquido, gassoso, trattenuto da elementi della giusta sagoma a fare da base al profilato (anche se la base non corrisponde all’estremità).

A parte la snellezza, l’inflessione…

Come è ovvio, il pneumatico che non è vuoto al suo interno, non è pieno, è altro: per esempio è quello dell’automezzo.

 

Il pneumatico regge quota parte delle migliaia di chilogrammi del mezzo (o decine…), non tutti quelli del veicolo perchè la camera d’aria necessaria al copertone pneumatico collabora con la struttura dello stesso.

La colonna pneumatica può reggere molto di più di un copertone pneumatico (per unità di superficie), nel senso che l’elemento pneumatico può sostenere elementi ben più pesanti dell’automezzo, la resistenza a compressione-trazione ma anche a flessione e torsione dipende dalla resistenza lineare, a trazione-attrito (nell’unità di tempo), del perimetro dell’area della singola sezione pneumatica (infinitesima per spessore), dipende dalle capacità meccaniche della superficie delimitante il volume pneumatico. La colonna pneumatica rende molto ed è più leggera. La colonna pneumatica è antisismica, non è molto conduttiva termicamente (se ripartita in diaframmi, anche non chiusi), assorbe le vibrazioni.
La copertura, di un edificio-volume pneumatico, può essere leggera e la sua geometria mantenuta pneumaticamente tale in funzione della lieve sovra-pressione, dell’aria nel volume utile-abitabile coperto, rispetto all’ambiente confinante.

La copertura di un volume più o meno pneumatico, può essere costituita da teli più o meno sostenuti ed intervallati da camere d’aria pneumatiche con la funzione di nervature-nodi d’irrigidimento, con la funzione di travi-colonne pneumatiche oppure da travi e nodi solidi.

La copertura pneumatica può però essere concepita come un solaio interamente pneumatico ove una camera pneumatica ripartita da diaframmi, ha le dimensioni già corrispondenti alla superficie da coprire e spessore omogeneo (oppure anche variabile avente la funzione tipica dell’arco proprio in considerazione dei diaframmi interni costituenti superfici di contatto tra conci-pneumatici).

La copertura-solaio pneumatici sono elementi che sottoposti a forze mantengono la loro geometria in quanto riempiti di fluidi in pressione o di materiale sciolto od anche materiale rigido.

Qualsiasi elemento strutturale è in effetti una geometria che deve semplicemente mantenere le proprie caratteristiche geometriche o deformarsi in modi previsti in funzione delle forze: che si tratti di tensori d’acciaio o di camere a vuoto cilindriche e dagli anelli mantenenti le forme geometriche della camera (anche non presenti in quanto comunque il vuoto è una forza applicata internamente alle superfici, sia che queste descrivano un volume ampio sia che non lo descrivano), nulla cambia, a parte il peso proprio e le notevolmente migliori prestazioni meccaniche insite nei puntoni-colonne o tensori pneumatici. Presente l’effetto Casimir? Non c’entra nulla la “pienezza” con la forza.

In ogni caso, le camere pneumatiche, soprattutto in telo-foglio (magari multi-strato per conservare le caratteristiche di pressione-depressione interna) necessitano di sistemi per compensare le variazioni-perdite di pressione e dunque necessitano di compressori e circuiti (tubi) e valvole, connessi con le singole camere e connessi con eventuali conci (ovvero sia volumi tra diaframmi).
Le camere pneumatiche a differenza delle colonne in CLS hanno una proprietà: a parte i diaframmi resistenti a tensione (utili a formare la geometria e ripartire la pressione, se vi sono), diaframmi dunque utili a mantenere i punti perimetrali alla stessa distanza (cosa che il Calcestruzzo affida alle staffe e ferri longitudinali ed all’aderenza agli stessi e per quel che può ad attriti e legami chimici-fisici deboli), le camere pneumatiche sono fluide internamente dunque fonte d’energia convettiva se realizzate e connesse idoneamente. Le strutture pneumatiche distribuiscono meglio le forze dunque alla fine dei conti i materiali di cui devono essere costituite devono resistere a taglio, tensione, non a momento.

Il momento si distribuisce, determinando diverse distribuzioni della pressione interna al variare della geometria (ecco perchè la pressione areale non deve scendere sotto determinati valori e proporzioni rispetto la possibile forza esterna agente), la pressione pure (più o meno), la densità interna è circa equivalente in tutto il volume pneumatico (a parte i fenomeni di decantazione della componente di fluido in maggiore pressione sul fondo, anche in funzione della maggiore attrazione gravitazionale nel volume inferiore, cosa che comunque avviene anche nelle colonne in CLS dove alla base possono essere leggermente più dense ma non maggiormente resistenti, anzi la cristallografia può assumere anche caratteristiche sfavorevoli per fare posto in modo disordinato ad ulteriori “cristalli” nella chimica e grani in termini macroscopici determinati di materiali misti) e dunque la variazione di forma e distribuzione delle forze meccaniche equamente distribuita (soprattutto se si tratta di elementi ripartiti in diaframmi in questo caso sigillati).

La colonna, il solaio, la fondazione a platea, la trave, sono elementi pneumatici anche nella tecnologia delle costruzioni (antiquata) contemporanea: la compressione è interna alla geometria agli elementi strutturali anche oggi ma non contrastata se non come già detto (già è raro usare un’armatura-cassaforma, ancora più raro farla contenente CLS o cemento precompresso, improbabile usare materiale fluido precompresso, i casi maggiori in cui si usano elementi pneumatici si riscontrano nelle costruzioni navali: se il sommergibile on avesse una pressione interna non resisterebbe allo stesso modo, idem gli scafi, i galleggianti), superati i valori ammissibili a compressione, nella moderna tecnica, le strutture soggette a compressione si “polverizzano”, gli elementi resistenti a tensione divengono inutili. Il punto è che la perdita di efficacia meccanica, nelle moderne strutture arriva molto prima (a parità di massa strutturale, in quanto la pressione non corrisponde esclusivamente ad incremento di massa e buona parte è una composizione di forze “quantistiche” non proporzionalmente relazionate all’incremento di massa) che nelle strutture pneumatiche ove tutto è affidato alla resistenza ad usura e tensione (poi scoppiano, come può avvenire letteralmente anche nelle colonne in CLS quando sottoposte ad un carico verticale istantaneo eccessivo, espellendo polveri e grani in funzione del procedere del carico lungo lo sviluppo della colonna).
Il dirigibile, ricordatevelo, lo possono fare galleggiare nell’aria con una “camera a vuoto” circoscritta da toroidi pneumatici strutturali, sostenenti il telo perimetrale della camera a vuoto. I motivi per cui i dirigibili non si usano sono politici-militari, non di tecnica o sicurezza, poi vi è il contributo di mafie qualsiasi (non gestite strettamente dall’elite, rare) e di EspertiTM in eccesso, poi c’è il contributo di Stati che Allevano, “sostengono” nella Sanità, Alimentazione e nell’Istruzione masse d’individui senza assicurarsi che questi abbiano la possibilità di mettere a frutto le conoscenze mandando avanti la Società con idee utili a tutti (come qualche Nobel sosteneva la Società ed il Progresso vanno avanti con le Idee non con i Soldi, il Progresso e la Società rallentano, peggiorano a causa di Mafie, Corrotti e Poteri Criminali, a causa del Danaro). Il benessere collettivo da fastidio a molti tra i pochissimi. I bassi costi e l’alto rendimento sono un problema per chi vuole concentrare poteri prevaricando o giocando alla gara con altri. (attenzione: Creative Commons c’è scritto, dunque…)
Mai usato un triplo “telo-foglio”, a copertura, di un volume pneumatico, immerso all’estremità (al perimetro, con l’estremità di tutti e tre i teli-fogli) ed ancorato al fondo di un cordolo-vasca-canale perimetrale (telo allineato lungo l’asse longitudinale centrale) contenente acqua, al modo di una parete “sifone”, con il telo di copertura anche a tratti ancorato ma comunque con gli estremi sempre sotto il pelo d’acqua? (con ovvia presenza di rete anti-zanzare sopra il pelo d’acqua, tra cordolo e telo) No? Il cordolo d’acqua ed il triplo “telo-foglio” sono utili per garantire la tenuta interna di un volume pneumatico senza doverlo sigillare al pavimento-suolo riducendo il costo della manutenzione o aumentando la tenuta, utile in quanto l’attrito viscoso sul telo ha funzione di vincolo, utile in quanto il telo può cambiare angolo con il suolo senza danneggiarsi mantenendo la stessa tenuta necessaria al volume pneumatico, utile in quanto assorbe le vibrazioni e dunque è acusticamente funzionale, se il telo è conduttivo (come può essere un sottilissimo foglio metallico intermedio al triplo strato) l’utilità deriva dalla facilitazione alla dissipazione del calore.
Il sostenimento del telo è determinato dalla bolla d’aria calda interna, dalla sovra-pressione del volume utile coperto, dall’evaporazione dell’acqua del cordolo interno, acqua che condensa in sommità ove l’aria si satura anche semplicemente a causa di un sifone-irrigidimento di colmo che connette il volume tra il primo telo superiore ed il secondo, acqua che va a fluire nel cordolo-vasca-canale (quando l’umidità interna e superiore cede calore al telo condensando la notte e scivolando).

Il sostenimento pneumatico, il vincolo fluido, sono principii (a parte triplo strato ed uso desalinizzazione) che volevano sfruttare nel realizzare grosse vasche con strutture galleggianti sul suolo o sul mare: una superficie con pannelli fotovoltaici inclinati opportunamente ancorati al piano, ruota nella vasca, che è piena d’acqua, sostenuta dalla pressione sottostante. Progetti per un pianeta migliore, più osteggiati che il traffico di coca, si mettono più soldi per finanziare l’economia dell’uranio che per finanziare l’economia dell’energia a basso costo-rischio ed in quantità, a produzione diffusa per altro (pensate se le coperture delle serre fossero pneumatiche e contenenti un velo d’acqua con l’umidità che fluisce in una torre del vento-dissipatore-condensatore, il calore ceduto muoverebbe aria e ventole-generatori, l’umidità condenserebbe, il fluido originario potrebbe essere anche inquinato).

Una differenza del vincolo fluido con liquido in trincea, rispetto le semplici strutture pneumatiche, è che se il cordolo è profondo nel terreno (dunque è fatta una buona trincea con acqua in un volume di discreta altezza), la tenuta alla pressione interna al volume è garantita anche semplicemente dal lungo tragitto, nel suolo, che dovrebbe fare l’aria per passare dal volume pneumatico e finire all’esterno del volume evitando la barriera liquida, tragitto non compiuto a causa degli attriti viscosi ed altre forze. Tenuta tanto più garantita se il terreno è argilloso.
Portare l’acqua nel Sahara non è così complicato: se si disponessero superfici coperte atte ad incanalare l’evaporazione mediante tubi galleggianti o no, dato che all’altra estremità vi sarà l’impulso (acquisito dal vapore) conseguente all’effetto camino (determinato dalla diversa altezza e differente pressione nell’entroterra a causa della maggiore quota rispetto al mare, nonché a causa del fatto che sotto la superficie coperta s’incrementa la pressione, rispetto a quella ambiente alla stessa quota, in funzione della crescente evaporazione ed umidità) e dunque un moto dell’aria maggiormente umida nel giusto verso anche se la stessa dovesse essere costretta a discendere e poi risalire, si potrebbero conformare circuiti-dissipatori-condensatori-saturatori con valvole (elementi estrattori) lunghi lo sviluppo del circuito. Tante superfici, grande superficie, pochi circuiti, alcuni radiatori-condensatori-saturatori (meglio se sotterranei o da coprire “difficilmente” con sabbia in-coesa poi costretta a stare dove deve). Costi tanto esorbitanti da essere irrisori. EspertiTM danno la scommessa persa, io no, anche perché la vita non è né un gioco, né una scommessa, né un teatro, né un test: nella vita se c’è un test è quello di restare onesti, con le palle di non partecipare ai crimini ed angherie collettive dei vili senza coglioni, che prendono la via più facile, a costo della vita normale in quanto l’onesto è sempre mira dei criminali (che cercano di farlo passare in modo diverso, come sempre in gruppo, considerata la loro viltà), di fatti da tempo…
L’aria molto umida incidente su di una griglia di cilindri polimerici stretti ed alti sufficientemente (pieni di fluido di dissipazione dunque poco viscoso), atti a generare moti convettivi e “raffrescare” la superficie cilindrica prossima alla base, incorrerebbe nella saturazione e nello scambio termico tra la stessa aria molto umida e le “torri convettive” atte al raffrescamento (torri che potrebbero usare nelle centrali termoelettriche, nucleari, in sostituzione delle torri di raffreddamento, magari usando scambiatori in sottili fogli metallici anzi che polimerici, risparmiando in acqua che cede calore ad altra acqua e di li all’aria, facilmente in circuiti completamente chiusi).

Dissipatori convettivi, la non novità che gli EspertiTM ed i mafiosi non vogliono. Il funzionamento è talmente semplice e conveniente da fare cadere le palle a vedere che non sono usati. Il dissipatore convettivo è in sostanza fluidoA-superficie1-fluidoB(convettivo)-superficie2-fluidoC, ovvero dal circuito chiuso caldo al circuito aperto freddo ma su di una superficie maggiore ed a basso costo (la maggiore superficie di dissipazione comporta la scomparsa dell’effetto colonna di vapore ed il mantenimento dell’umidità costante nella zona), passando per un volume contenete un fluido che facilmente si “organizza” in moti convettivi, fluido che assorbe calore alla base e lo cede in quota. Due circuiti chiusi, aria (avete presente la dissipazione del calore nel fondo metallico del pentolino d’acqua, ecco, rapidissima: se il pentolino fosse stretto e le pareti altissime in quota si avrebbe dell’acqua calda il calore verrebbe dissipato velocemente durante la risalita attraverso le pareti).

“Materassini” verticali conduttori-dissipatori gonfi d’acqua distillata in pressione immersi in caldo fluido di ricircolo e battuti dai venti, dove possibile niente torre, a meno che si vogliano disporre i materassini su più piani. La torre d’evaporazione convoglia l’aria-acqua calde in una direzione determinando una quantità di moto nella stessa, la torre d’evaporazione è larga. Fare un dissipatore leggero con notevolmente maggiori superfici di scambio termico comporta che non si verifica la saturazione dell’aria in una superficie-volumi ristretta (ovvio che la torre si potrebbe usare lo stesso ma per raggiungere quote più elevate sempre che alla base siano disposte, come lo sono, aperture per l’ingresso d’aria, anche perché una torre alta, più che larga, magari pneumatica, dunque leggera, consente di fare ri-precipitare l’acqua internamente alla torre, dunque se fossero disposti ad una certa quota dei piani forati, come nelle torri di frazionamento del petrolio si otterrebbe in questo caso acqua “distillata”).

Il metodo più semplice per desalinizzare, in effetti, non consuma energia fornita artificialmente: è sufficiente sfruttare la saturazione. Quando l’umidità è elevatissima condensa anche se è calda (come nella pentola, sul coperchio). E’ sufficiente disporre al sole “salsicciotti” polimerici semitrasparenti verticali a doppia camera (un “salsicciotto” dentro l’altro) e conformati come fossero sifoni ad asse verticale alla cui base entra acqua et voilà, giorno su giorno l’umidità cresce sia nella camera interna che esterna, dalla camera interna viene spinta in sommità verso quella esterna (in quanto la congiunzione tra camera interna ed esterna è solo in sommità), l’umidità cresce nella camera esterna, la pressione cresce, la prima umidità a condensare la notte è quella nella camera esterna, precipita alla base della camera esterna, si accumula: se la congiunzione tra camera interna ed esterna è dotata di valvole anti-reflusso d’umidità dalla camera esterna, l’acqua nella camera esterna aumenta più rapidamente (ma al contempo il sistema deve reggere una pressione più elevata nella camera interna). Tante torri galleggianti per definizione e desalinizzanti a costo quasi nullo (più cicli con travasi d’acqua, con ri-evaporazioni, porterebbero ad ottenere acqua distillata a costo quasi nullo, la questione è temporale e dunque molto superficiale).
Mai messo (steso) un singolo “telo-foglio” di polietilene su di uno “stagno” d’acqua salmastra, putrida, inquinata, sita al di sopra di una vasca in polietilene connessa con il primo telo ed al cui centro vi è un galleggiante, nel deserto? No. Beh, l’acqua evapora ed il vapore gonfia il telo che era appoggiato sulla superficie, il vapore è in pressione, dunque se nel telo di copertura vi è un foro al centro (telo sostenuto centralmente proprio dal galleggiante-valvola, necessaria a trattenere il vapore e l’acqua fino a che non viene raggiunta una certa pressione, presumibilmente dotato di dotti tra superficie laterale e sommità dello stesso), dalla valvola passa vapore acqueo in pressione.
Se la pressione decresce rapidamente dopo aver passato la valvola facendo salire il vapore in un camino verticale (dotato alla base di canaletti-tubicini d’aspirazione dell’aria ambiente, raggiungenti un punto più basso rispetto alla valvola), sopra il galleggiante, camino in struttura perimetrale pneumatica, si può disporre alla base del camino, sopra il galleggiante-valvola, una ventola-generatore (ove la differenza tra pressione inferiore e superiore è massima), ventola che viene mossa solo a tratti (al raggiungimento di pressione del vapore idonea).
Se tale ventola determina accumulo energia mandando in pressione (cedendo momento ad un pompa) un liquido in una camera sommersa si ottiene un “elemento” in grado di accumulare-conservare energia, poi recuperata in modo costante (non a tratti come si farebbe dalla ventola-generatore diretta, un condensatore energetico-termico-di pressione meccanico, come quello che potrebbe essere sfruttato nelle centrali a turbina ove il fluido caldo già usato potrebbe essere compresso, usando parte dell’energia, facendogli cedere il calore ad un assorbitore di calore-pressione che a sua volta scambia calore preriscaldando il fluido necessario alla turbina usando meno energia recuperando anche tutta quella usata per la compressione e lasciandone di più); altrimenti, la ventola potrebbe essere accoppiata ad un sistema elettrico. Se la valvola funzionasse per sufficientemente alte pressioni, nel volume tra la sezione superiore alla valvola ed inferiore alla ventola s’accumulerebbe un’umidità superiore a tutto il sistema, umidità che potrebbe defluire, condensandosi per saturazione, nei tubicini da cui entra l’aria ambiente. Energia a spruzzi. Che soffiata dal cranio leso!
I tubicini d’aspirazione sono d’obbligo per abbassare la temperatura dell’umidità e facilitare l’effetto camino iniziale e dunque l’acquisizione d’impulso da parte dell’umidità con il conseguente effetto depressivo sulla superficie superiore della ventola, determinando poi la saturazione e raffreddamento dell’umidità che deve essere fatta ri-precipitare su di una ventola con superficie superiore conformata idoneamente (pale trapezoidali “simili” ad un profilo alare, atte a trasferire quantità di moto generando lo stesso verso di rotazione sia grazie all’umidità in risalita sia a quella che precipita) Sotto determinate proporzioni l’effetto camino in un condotto da cui non può passare sempre fluido (nel caso in questione in conseguenza alla presenza della valvola) s’interromperebbe: i tubicini sono necessari a mantenere un moto convettivo tra flusso esterno al camino e quello interno, moto che potrebbero sfruttare in qualsiasi torre di raffreddamento (ma ci sono gli EspertiTM che presentano costi esorbitanti frutto della loro presunzione e criminosità, frutto del mondo con gli occhi del danaro, non degli esseri Umani).
L’acqua evaporata viene sostituita dall’ingresso di nuova acqua non-potabile.
Se il vapore fosse incanalato non nel camino ma in un condotto molto più lungo e comunque con differenza di pressione tra ingresso interno ed uscita ambiente (uscita alla pressione ambiente od ad una pressione anche superiore a quella ambiente ma inferiore a quella d’ingresso, minore pressione magari determinata dalla condensazione del vapore in una camera-dissipatore di calore, minore pressione altrimenti determinata dalla differenza di quota), se il galleggiante-valvola fosse mantenuto ad un distanza massima dal telo-foglio inferiore (mediante tirante), la pressione potrebbe crescere molto in funzione dei materiali usati mantenendo la migliore geometria del sistema e dunque, quando l’umidità attraversa la valvola, raggiunta una determinata pressione viene convogliata attraverso condotti (sostitutivi del camino) in un serbatoio, condotti ove l’umidità crescerebbe senza poter rifluire nelle camere d’evaporazione, umidità che saturerebbe pian piano anche il serbatoio in quota con acqua “distillata”.

Dovrebbero fare qualcosa di simile sulle vasche di decantazione delle acque reflue, con qualche galleggiante magari, ma anche no, senza il telo di base dato che c’è già il pelo d’acqua.

Dovrebbero farlo in pieno mare aperto: galleggianti di cordolo, triplo telo (i tre teli sono uniti a punti) con galleggianti di dimensioni in altezza diversa (sopra la superficie del mare) disposti a certe distanze mantenute tali grazie al telo di copertura. Galleggianti con galleggiabilità variabile o comunque con spinta di galleggiamento e masse in proporzioni di qualche ordine di grandezza rispetto alla complessiva forza di pressione determinata dal vapore (al fine di mantenere la tenuta del sistema con il pelo d’acqua). Evaporazione, pressione di vapore, umidità crescente, condensazione perimetrale forzata a causa del moto indotto tra l’ingresso del vapore in sommità al telo interno, e l’uscita in sommità del telo più esterno di aria molto meno umida in quanto in corrispondenza del cordolo dei teli e di galleggiamento perimetrale si ha una inversione verso (che determina la saturazione dell’immediato volume di vapore acqueo) e dunque una variazione di pressione tra il vapore spinto in giù e quello che risale sotto il telo più esterno.

Insomma desalinizzatori a costo irrisorio in mare. Si suppone connessi alla terra ferma con condotte, buoni punti anche per l’itticoltura e l’acqua coltura. Anche buone barriere costiere multifunzionali, in quanto quel che serve (per quanto riguarda l’acqua) è una differente quota dei teli di copertura atti a determinare la saturazione dell’aria e farla condensare in punti precisi, dunque il sistema non abbisogna di essere a copertura di superfici circolari e può benissimo stare tra cordoli paralleli tra loro e la linea di costa.

Bisogna rammentare che un sistema del genere ha il vantaggio di sfruttare il calore già contenuto nei fluidi adiacenti (il mare attorno), dunque il calore che si aggiunge quando il fluido passa sotto (è anche vero che parte del calore superficiale si sposta in quanto il mare cambia l’acqua sotto il telo di copertura ma viene mantenuta la pressione, è anche vero che al galleggiante può essere fissato un telo più pesante dell’acqua ed immerso, permettendo di controllare l’afflusso d’acqua e “risciacquo”), determina facilmente incremento d’umidità, l’umidità se il codolo di galleggiamento è abbastanza alto, sia per la parte emersa che quella sommersa, permane e aumenta, non si disperde se non dove la si fa condensare (gran parte nel punto più basso tra i teli di copertura e dove il vapore è costretto a fluire in discesa, ovvero prima del cordolo e connessione tra le due camere tra teli).
Nel deserto è complicato potabilizzare milioni di litri d’acqua senza usare energia non già disponibile, complicatissimo: multipli strati di camere-sacche “stagne”, impilate e distanziate da elementi idonei (o dalla conformazione a cassone rovescio della camera-sacca superiore) a fare si che la camera-sacca inferiore non “fatichi” a ricevere vapore acqueo, contenenti acqua non-potabile e vapore in quella superiore (in quanto esposte al sole e volume di destinazione di “acqua” putrida, reflua, salmastra), vapore ed acqua quasi-potabile in quella inferiore, connesse da valvole e tubi che vanno dalla sommità della vasca superiore alla vasca inferiore (la valvola deve esserci ed essere superiore per garantire che e il vapore acqueo sia tale e ridurre la frazione di eventuale “aerosol-pesante”, dunque non d’acqua), vapore che nella vasca inferiore, si raffredda cedendo il calore agli elementi distanziatori idonei od alla base delle camere-sacche superiori (meno caldi alla base a causa dei moti convettivi), che si riempie d’acqua quasi-distillata (sarebbero necessari più cicli in quanto c’è sempre il rischio di misto aerosol). Impermeabilizzare la sabbia versando sul suolo alghe e reflui essiccati è un problema non da poco.

Nelle camere superiori arriva la calda energia del Sole, l’acqua evapora, il vapore va in pressione, attraversa la valvola che è anche anti-reflusso (per facilitare la condensazione oltre), entra nel circuito di congiunzione tra le due camere-sacche, arriva alla camera inferiore ed entra in contatto con superfici meno calde o fresche e condensa, precipita alla base della camera-sacca inferiore e li s’accumula fino a che fluisce in un circuito d’acqua quasi-potabile mediante una seconda valvola che si apre per pressione idrostatica. Da acqua putrida a residui ed acqua dolce con recupero di calore durante il ciclo (determinato dal moto convettivo e dal calore ceduto inferiormente).

Ogni tanto la sacca superiore va lavata per rimuovere i residui, usando i soliti fluidi ma immessi in pressione ed estratti sostituendo il tubo connesso alla valvola superiore con un altro connesso all’impianto per la pulizia e rimozione dei residui. I problemi più ingente sono il calcare e le alghe, che determinano una riduzione dell’efficienza. Le alghe sono però rimovibili come il calcare qualora le sacche siano resistenti all’usura ed il fluido di pulizia fosse in realtà ad hoc e dunque contenenti una dispersione che per attrito rimuove le alghe (il calcare si stacca per l’elasticità e deformabilità della sacca). Quanto ai sali diversi, metalli, e altri residui, vengono rimossi con qualsiasi fluido veloce ed in pressione, parte del sistema di pulizia.
Rinverdire impossibile, considerato che le foglie e la massa vegetale-organica che cade va ad arricchire ed impermeabilizzare (quasi) il suolo, tanto più se compattata.

Coprire sabbia e volumi d’aria è costoso, servono coperture leggere, reti fitte e teli. Coprire volumi d’aria vuol dire coprire ad una determinata quota dal suolo: vuol dire sostegni, vuol dire pressioni agenti inferiormente alla rete od al telo di copertura: il costo è elevato se non si trova materiale in situ.

Nel deserto c’è la sabbia in quantità, nel deserto un leggero cilindro, polimerico/derivato da amido o cellulosa, riempito di sabbia e contenuto anche da un rinforzo di rete strutturale ma leggera e comunque polimerica funziona bene per creare vincoli al suolo/colonne resistenti anche a compressione, che se contenenti un elemento verticale in asse centrale, sporgente dal filo superiore della colonna in sabbia, possono fungere d’ancoraggio per teli leggerissimi, sottilissimi, rinforzati da una rete polimerica (coperture comunque flessibili ma trattenute in caso di depressione). Costi irrilevanti per chilometri quadrati d’agricoltura in più.

I venti nuocciono infatti alle coperture leggere a causa della depressione e dunque debbono resistere alla trazione mediante ancoraggi più forti “al suolo” mancando di massa la copertura.

Carta, cotone, polimeri.

Fare tessuti, fogli, in carta usando le fibre dei vegetali è più “facile” che farli in polimero ad ancora più che in cotone: il polimero ottenuto da culture agricole (come il riso, da amidi, cellulosa) necessita di spazio, energia, cure, il polimero da idrocarburi è peggio, il tessuto ottenuto dal cotone necessita di colture adeguate, i fogli di carta o tessuti in fibre di cellulosa sono ottenibili con meno cure e spazio. Fogli di cellulosa, amidi, fibre naturali, ad uso impermeabilizzazione costano meno e richiedono poca spesa, manutenzione, lavoro.
Impermeabilizzare i fogli-tessuti derivati da colture qualsiasi è ovviamente più semplice che dover selezionare le colture. Ovvio che l’impermeabilizzazione in fogli di carta oleata ha una durata: è dunque necessario fare corrispondere la durata dell’impermeabilizzazione con una produzione idonea di materiale organico atto a coprire l’impermeabilizzazione, materiale tritato, mischiato, compresso e battuto quando steso; il risultato è superficie desertica coperta di humus (quasi). L’obiettivo però è trattenere in superficie acqua ed umidità, senza farle disperdere nell’aria sovrastante: per ridurre l’evaporazione è sufficiente l’ombra, questa si riesce a fare con normali colture disposte su tralicci, altrimenti mediante pareti, oppure più semplicemente mediante piantagioni diffuse. Acqua che evapora significa densità dell’aria maggiore, soprattutto nel deserto caldo, significa contrasto ai venti ed alle tempeste, in quanto se l’aria è più densa questa tenderà all’equilibrio distribuendosi nell’intorno, gran parte in quota, certo, ma comunque significa aumento della copertura umida nell’area attorno e dunque riduzione del soleggiamento al suolo. Il miglior metodo per abbassare la temperatura dell’aria e del suolo, lo sanno anche gli asini, è generare venti, moti convettivi che trasferiscono il calore dal suolo all’alta atmosfera, per generare venti serve qualcosa che trasmetta l’impulso, che ceda quantità di moto ad altro che l’acquisisca. Trasferire quantità di moto e calore rende meglio su masse elevate, rende meglio con alta densità. Nei deserti caldi casualmente l’aria è poco densa, fa caldissimo ma si dice di non percepirne tanto proprio perché poco umida. Gli asini sanno come prendere tre piccioni con una fava: il calore lo fanno assorbire all’acqua che raffredda aria superficiale e suolo superficiale, l’evaporazione determina il moto accelerato e dunque i moti convettivi, la capacità, dell’acqua, di trasferire calore è maggiore di quella dell’aria secca. L’asino se non viene azzoppato da criminali internazionali che fanno guerra nel Mondo come fosse il risiko, traccia un solco vi fa fluire acqua di mare e dove questa va a finire copre il tutto con una rete anti-zanzare e galleggianti. Il vapore acqueo passa la rete, la pioggia quando c’è scende come pure l’umidità notturna (questa facilmente diviene parte dell’acqua anche se ci fossero venti radenti), la salinità diminuisce perché l’evaporazione si lascia dietro acqua localmente satura ed i sali precipitano sul fondo acquisendo impulso a causa della gravità e diversa densità (o comunque più in basso, poi il ciclo si ripete e l’acqua risulta complessivamente della stessa salinità media nel lungo periodo, il fondo s’innalza di sali). Pozze salubri per l’intorno significa mitigazione del clima, pozze salubri significa moti convettivi di aria fredda al suolo (aria richiamata, alla lunga dalle zone montuose o dal mare), moti convettivi significano i determinate condizioni accumulo e saturazione dell’aria con acqua (umidità, vapore), saturazione significa precipitazione.

Prendete un tubo lo immergete in un catino d’acqua, a tubo pieno lo disponete a formare un cerchio, tenendolo in verticale, mantenendo i due capi vicini tra loro ed immersi: l’acqua resta nel gran parte nel tubo se non vi è molta aria nell’acqua, altrimenti nel tempo l’aria sale nel punto più alto del circuito e fa scendere l’acqua. Avete presente quanto avviene anche negli abbeveratoi per gabbie?

Presente i tubicini capillari? In funzione anche delle proporzioni tra masse di fluidi contenute sotto e sopra la superficie di divisione degli stessi all’interno del tubo capillare, in funzione della temperatura, della densità, delle cariche elettriche presenti, degli attriti, il fluido inferiore è mantenuto ad una certa altezza nel tubicino capillare verticale, questo anche senza che vi sia alla base una base reale (di fatti è una tensione a fungere da base, assieme agli attriti viscosi, assieme alla depressione che si creerebbe internamente al tubo se il fluido fuoriuscisse da una base dotata di una tensione che impedisce l’ingresso d’aria).

Se prendeste un condotto verticale largo in diametro, d’idonea “ruvidità” interna, chiuso in sommità e riusciste a togliere d’un tratto la base inferiore (di modo che aria non entri e si crei una depressione in sommità), il fluido al suo interno se di tipo diverso da quello esterno al condotto (dunque sussiste una tensione superficiale) non precipiterebbe anche causa della tensione e delle costanti forze d’attrito interne: con le dovute proporzioni, con le dovute tensioni, si può fare innalzare il volume di fluido contenuto internamente al condotto mediante anche deboli forze aggiuntive; per esempio se semplicemente si immergesse il fluido in un recipiente con acqua si ridurrebbe la depressione in sommità perché entrerebbe ulteriore acqua spinta dalla pressione del fluido aggiunto inferiormente.

Se nel capillare vi fosse un fluido che bolle a partire da una determinata quota superiore alla base (dunque superiore alla superficie inferiore, in tensione), se questo fluido evaporasse o divenisse semplicemente meno denso (come avviene al mercurio od alcool nel termometro) lo stesso eserciterebbe meno attrito, in sè e con le pareti, dunque salirebbe fino al punto di condensare o per depressione inferiore e saturazione o per calo di temperatura oppure perché la saturazione avviene a seguito dell’incontro con nuove solide superfici d’attrito, magari altri capillari.

Insomma un moto convettivo artificiale di fluido caldo che cede calore al fluido alla base e poi viene riscaldato, costituisce de facto forza motrice del fluido nel capillare (ovviamente di fluido in risalita). Il fluido caldo sul tronco della pianta od agli estremi dei capillari nelle foglie fa lo stesso: crea o moto interno oppure depressione superiore a causa dell’aria che in modo periodico assorbe calore e si stacca dalla foglia comportando depressione nei capillari.

La pompa capillare è Creative Commons, l’energia termica, il calore, in un dotto verticale va in su in un solido (quantomeno la maggior densità d’energia termica e da questa derivata), va in su più veloce con un fluido assorbitore-dissipatore “libero” di muoversi al suo interno.
Se l’energia viene fornita al volume-pompa-capillare, io fluido contenuto nelle condotte capillari verticali o si fornisce al fluido contenuto nel volume-pompa caldo e capillare s’innesta un moto di fluido nei capillari in quanto se la gravià superiormente alla pompa è inferiore che alla base è ovvio che la sezione sopra la pompa è meno compressa che sotto alla pompa, in aggiunta nella parte superiore c’è fluido meno viscoso e tanto più il fluido nei capillari si scalda tanto più l’attrito superiore ai capillari è appunto inferiore che alla base degli stessi, tanto più se i capillari alla base hanno sezione areale inferiore che in sommità. La pompa capillare non ha parti mobili, solo si ottura facilmente (problema risolvibile facilmente). La diversa pressione idrostatica, la diversa pressione agente sulle sezioni delle basi dei capillari, la diversa direzione del calore nel fluido, la diversa direzione delle variazioni di densità del fluido, i diversi attriti (determinati da pari massa, possibilmente attraversante i capillari, di fluido caldo e fluido freddo nell’unità di tempo), la diversa attrazione gravitazionale tra distinte quote, la diversa quantità di moto nella massa attraversante i capillari, la diversa tensione superficiale tra fluidi e capillari e tra sezioni di fluidi a differente densità, la diversa carica elettrica che potrebbe accumularsi alle basi idei capillari, fanno si che nell’eucalipto si raggiunga la centinaia di metri di dislivello, come pure in una pompa capillare: si produce, si producono i sistemi per dis-otturare rapidamente e con pochi consumi (quando serve), si installano adeguatamente e si lasciano a prendere il sole e la variazione di condizioni elettriche (come noto nelle punte…in sommità dei capillari…). Nel tempo passa tant’acqua, tanto più se i fluidi sono scaldati appositamente o meglio ancora se l’energia viene concentrata nei volumi capillari.

Posto che la turbina funziona anche se la pressione a monte del circuito è identica a quella a valle del circuito contenente la turbina (la turbina in genere funziona per trasferimento d’impulso ed in parte per depressione a valle, ma se vi fosse una “pala” sola la pressione areale ad una certa distanza dalla pala a monte della turbina potrebbe identica a quella di valle e la pala ruotare comunque).

Posto che se il vapore, anzi che attraversare una pala, attraversasse un cilindro forato da multipli capillari (magari un volume pneumatico, non tutta l’inutile massa del rotore, un volume dalla superficie solida irrigidita e dotato di pressione interna, trattata superficialmente con un velo metallico anti-usura e riducente gli attriti), capillari di forma elicoidale, si otterrebbe un rendimento nella generazione elettrica nettamente superiore ed a costi minori, in acquisto e manutenzione. I canali elicoidali da soli trasformano meglio la quantità di moto, in direzione coassiale al piano di rotazione della turbina, in momento (a velocità basse) in quanto la superficie compressa e depressa interna è nettamente superiore per pari volume di fluido in movimento (non si tratta di trasferire impulso dal solido in moto al fluido ma di trasferirlo dal fluido in moto al solido, dunque vi è differenza determinata dalla comprimibilità nel periodo temporale, un fluido si comprime ad una certa velocità applicando una determinata forza ed il solido che comprime il fluido lo fa in pochi istanti, viceversa il fluido che trasferisce quantità di moto lo fa nel periodo necessario ad attraversare l’elicoidale capillare) inoltre la capillarità significa maggiori attriti, gli attriti sono usura se non sono determinati da depressione ma guarda caso nel capillare elicoidale è garantita dall’inviluppo delle superfici dei canali dove la superficie depressa è molto vicina a quella compressa.

Il dissipatore capillare, lo scambiatore di calore capillare è altra cosa ed è Creative Commons: se hai una turbina e del vapore od aerosol, liquido in pressione (ecc…) ed hai bisogno di recuperare il calore ed il fluido mantenendolo in pressione od anche no, puoi usare una superficie dissipatrice capillare, più superfici capillari una sopra l’altra ed ad una determinata distanza, intendendo superfici capillari come volumi attraversati da dotti capillari di una determinata lunghezza: il vapore od altro gas inferiore alla superficie-volume inferiore incontra fluido più denso nei capillari, il calore viene ceduto al fluido e parte del fluido precipita assieme al vapore: la lunghezza dei capillari è condizionata dalla pressione interna alla camera a sua volta racchiusa dalla superficie in parte forata e capillare (a resistere alla pressione interna vi sono gli attriti interni ai capillari). Se la superficie capillare è sita a “soffitto” del volume in pressione contenente vapore

Nel volume pneumatico nel Deserto vi si accumula calore e calore, sia nell’aria sia nel suolo sia in quanto vi sta-cresce all’interno, in un debole effetto serra (eufemisticamente) in quanto la superficie di copertura è sottile (poco capace di trattenere calore, soggetta a scambio termico con i venti esterni radenti la superficie liscia di geometria semplice), l’acqua viene mantenuta sopra lo strato inferiore del volume pneumatico (il telo di rivestimento della sabbia) e sotto lo strato superiore (dunque all’interno della camera pneumatica, magari pneumaticamente rinforzata con un doppio strato pneumatico o camere pneumatiche ad hoc, al cui interno sono inserite le “vasche di coltura”, di terra od idroponiche), acqua che assorbendo calore, cedendolo superiormente, porta raffrescamento alla base di coltura, mantenendo umidità elevata con bassa necessità d’apporto esterno in acqua dolce od utile (considerato che quella che esce ci esce in quanto componente biologica).

Usare un telo non completamente trasparente, dunque ombreggiante e trattenente l’umidità in risalita (nel volume coperto, mediante elementi di telo perimetrali e pendenti allo scopo di creare sacche umide), sorretto ad una determinata distanza dal suolo mediante pali legati al tronco di piante (per farle crescere bene verticali) che non siano sempreverdi, dunque a foglia caduca, foglie impermeabilizzanti il suolo fuori dai vasi, è cosa complicata da fare (se s’investisse in economia reale per produrre specie botaniche da vendere o verdure, alberi sarebbe un problema, invece togliere il tempo e la vita per fare crescere l’economia dei biglietti colorati va bene, poi l’elite ed i picciotti si lamentano-servono degl’immigrati, del debito non ripagato, della mancanza di lavoro civile, dei costi alimentari).

Come mettere pini nel deserto? Riducendo il soleggiamento, coibentando, raffrescando, annaffiando, fornendo acque non eccessivamente aggressive nei confronti della biologia della pianta (posto che non sono pini da vendere o con pinoli da mangiare ma pini per produrre materia organica), tenendo lontane le correnti calde e secche, coprendoli per mitigare le temperature.

Come fare? Per ridurre il soleggiamento si usano teli-fogli e reti oppure la copertura pneumatica stessa scura o con un fluido interno non completamente trasparente, per annaffiare e mantenere umido il volume in cui sono site le piante è sufficiente non disperdere l’umidità (che vuol dire che la sostituzione del carbonio all’ossigeno prodotto avviene in modo controllato dopo avere sottratto l’umidità condensandola magari oppure tenendo il maggior volume umido lontano dal punto di ricircolo dell’aria), per coibentare si usano intercapedini-pneumatiche-strutturali oppure flussi che scorrono controllati in intercapedini (volendo comunque pneumatiche, in quanto il fluido può essere in pressione e costituire parte di un circuito), per raffrescare basta sottrarre il calore interno nel modo già detto (per il resto ci pensano i moti convettivi dell’umidità ed aria che trasferiscono il calore dal suolo alla copertura-circuito-raffrescante), per coprire è necessario anzitutto trattenere la copertura in posizione (teli e fogli appesantiti da reti o da fluidi scorrenti nell’intercapedini pneumatiche).

Pini in vasi di terra cruda o sabbia impastata, superficialmente “impermeabilizzati” nel volume interno con fori di scarico alla base (un “velo” compatto di materiale organico “impermeabilizzante” pestato sulla superficie interna del vaso in sabbia impastata) sigillati da teli da cui esce solo il tronco, vasi contenenti terra misto sabbia innaffiati internamente (sotto il telo anti-dispersione dell’umidità di risalita dal terreno od evaporazione) di aerosol-liquidi di nutrienti ed acqua in pressione dispersi mediante impianti a “goccia” al di sopra della base “impermeabilizzata” dei vasi. Si otterrebbe una copertura della sabbia o telo con materiale organico prodotto in sito, usando acque di poco costo, non potabili (non sono piante che diano frutti), in loco.

Impermeabilizzare od arricchire la superficie sabbiosa con le foglie cadute e trattenere l’umidità, trattenendo l’acqua evaporata in forma d’umidità entro qualche metro dal suolo è un problema immane usando polimeri che noi (in Europa) usiamo come sacchi della munnezza per superfici plastiche pari a miliardi di metri quadri/anno (in realtà si tratterebbe di polimeri simili), poi il telo di copertura andrebbe di tanto in tanto sollevato tenendolo sostenuto dal tronco cresciuto con sostegno legato. Arriva la tempesta? Come quando in barca arriva il vento forte, tira giù i veli (meccanismi semplici, rotaie anche di legno congiungenti la sommità dei pali di sostegno, tiranti in corda). Avere dei pini nel deserto solo perchè si è diminuita la luce battente con la semitrasparenza, tenuto lontano il calore facendolo assorbire dalla crescente umidità dell’aria sotto il telo (umidità ulteriormente oscurante), calore ceduto con il contatto sulle superfici grazie ai moti convettivi dell’aria umida… Problemi immensi per rinverdire superfici a costi bassissimi, a parte il trasporto delle prime piante e la formazione dei vasi e produzione dei teli polimerici (tenendo presente che i vasi in terra possono essere sostituiti da vasi polimerici).

Avere una superficie “impermeabilizzata”, nutrita, è un problema perchè quella superficie potrebbe divenire sede di altre colture, dunque agricoltura ricca in paesi invece da mantenere colonie a favore dei soliti dell’elite e dei picciotti mafiosi.
Come già espresso, agricoltura ricca, zone abitabili, clima mitigato, significa meno immigrati e diviene un problema politico militare finanziario economico per i paesi razzisti che però trovano utilissimi gli immigrati e sgradevoli quando obiettano, bollandoli come criminali quando i colonizzatori sono coloro che li usano nelle operazioni criminali a prescindere.

Dunque, come espresso, il volume utile e pneumatico può essere vantaggioso nel deserto (posto che la costa è relativamente corta, la superficie retrostante relativamente ridotta rispetto agl’interi deserti) per coprire, con teli bianchi e “semi-trasparenti” grandi superfici come noto da rinverdire (sapete che albedo e che calo delle temperature sopra i deserti, sapete quant’acqua-umidità in più viene richiamata o resta sopra i deserti (dolce, senza finire in mare), sapete quant’acqua dalle coperture può essere convogliata in riserve attraverso condotte con valvole anti-reflusso ed addio alle zanzare e larve), connesse fluido-dinamicamente tra loro, rallentando l’evaporazione, concentrando l’umidità, generando moti convettivi chiusi in bassissima quota, concentrando umidità crescente, in conseguenza al continuo apporto d’acqua ed aria, permanente all’altezza delle piante o dei prati (mica quadrilioni di rubli in monete d’oro eh… già fatto l’abbandono del Dollaro, dovreste collaborare con i Cinesi in Africa, di più… “nel culo al Lupo”, visto che gli Americani della Piovra si sono messi a chiamare Bambini gli Europei ed in effetti hanno trasformato gli Europei, ove possibile, in capre ideologiche… assolutamente incontestabile).
Strutture semplici che sono prodotte a costi irrisori, come milioni di sacchetti, solo più grandi, strutture utili vicino alle depressioni continentali, strutture in cui fare fluire l’acqua salata senza usare un solo wattora d’energia: semplicemente sfruttando quel principio per cui se metto acqua marina in “pressione ambiente” all’interno di tubo che parte dalla riva del mare-oceano e giunge alla vasca disposta nella depressione territoriale (anche se fosse che questo tubo debba passare in quota l’Everest), trovandosi una differenza di quota tra imboccatura in ingresso ed uscita, si genererebbe, lasciando fluire l’acqua un continuum di fluido dal mare verso la depressione, semplicemente grazie alla depressione ingenerata tra uscita ed ingresso del fluido (grossomodo) che richiama altra acqua dal mare (anche se questo, come espresso, ha un’altezza inferiore a quella del punto maggiore in quota ove sta il tubo) verso la depressione (ove trova spazio per evaporare in circuito di fatto chiuso risalendo ed abbandonando, in parte, le “camere” dall’interno di condotte pneumatiche di vapore (magari con rivestimento di doppio strato pneumatico).

Sapete quanto pesa il polietilene o quanto pesano altri polimeri? “Poche” tonnellate in anni per coprire chilometri e chilometri quadrati di deserto altrimenti inutilizzati, rinverdirli, desalinizzare le acque, separare il sale, creare terreni organicamente ricchi, condurre l’umidità che contiene calore e che incanalata risale nelle condotte sino alla zona desertica condensando all’ombra del terreno sovrastante le sacche di sabbia coperte dunque in ombra (od in riserve interrate, dunque in ombra).

Facile fare le serre vicine alla riva con le prese d’aria all’altezza del suolo, facile convogliare l’aria, presa da sotto la sommità delle coperture, incanalandola verso l’uscita dell’aria sita nell’entro terra, magari in quota, mediante condotte d’aria umida (magari ventilate artificialmente quanto basta, o quanto si riesce con poco, posto che comunque saranno naturalmente ventilate tanto più se le condotte finissero in quota notevolmente diversa da quella del mare, solo centinaia di metri di quota di dislivello, poca depressione eh).

Facile anche fare scavi per mettere fognature, condotte di gas combustibili, condotte di gas non combustibili, condotte dell’acqua, impianti elettrici e dati. Facile fare una rete d’aria umida, che raccoglie il vapore dalle serre e lo riemette in quota (consentendo il moto d’aria), generando una naturale corrente d’aria interna alle condotte, corrente in grado di muovere ventole-generatori, condotte alla cui base precipita acqua che discende dolce.

Facile senza le mafie ed i gruppi di ottusi delinquenti, gruppi di potere non Democratico.

Camere pneumatiche a doppio strato (ovvero con volume di copertura e fluido pneumatico e strutturale tra i due strati delimitanti il volume pneumatico che racchiude il volume più interno, quello utile e pneumatico anche questo), pneumatiche e con doppio fondo, camere termicamente “lievemente” isolanti dentro cui sta aria ed acqua. Costi esorbitanti per condotte di vapore che nel deserto hanno costi elevati, condotte con “acqua” quasi-distillata, essendovi anche particolato, ed aria, condotte che partono dal mare vanno nella depressione e poi da li vanno in zona desertica, stando in una camera pneumatica, passando da camere pneumatiche.

L’acqua da “distillare”, essendo richiamata da punti della riva, potendo essere anche acqua putrida, di porto (costituendo dunque, il metodo, depurazione delle acque vicine al punto di pescaggio), finendo quest’acqua in camere il cui interno è separato dal suolo sabbioso, il mare vicino ai porti farebbe meno “schifo”, le piante od alghe in coltura sarebbero alimentate e finalizzate a creare un miscuglio organico, concime. (tratto da “Come usare malamente la Depressione” edito da “NuoveZoneRicche” non-distribuito da “EspertiTM” disponibile senza milioni fogli di carta-pergamena pagati tra un attimo e l’altro della Vita impossibilitata da delinquenti e secondi delinquenti che abusano di potere)
Avete presente bene o male le caratteristiche simili a tutte le tensostrutture sportive del mondo? Il telo diviene rovente. Sapete cosa accadrebbe se sopra quel telo vi fosse un secondo velo distanziato dal primo da “salsicciotti pneumatici” di qualche centimetro di diametro e disposti ad intervalli regolari? Si gonfierebbe d’aria calda aspirata da sotto se in sommità vi fossero dei fori insufficienti a non fare gonfiare il telo ma sufficienti a generare il moto di rivalità dei gas più caldi. A parte l’effetto raffrescante interno alla struttura, ottenuto con l’ingente spesa, si otterrebbe un’altra cosa: se la camera d’aria tra il primo ed il secondo telo fosse connessa (avesse alla base acqua liquida) ad una vasca perimetrale (un parallelepipedo di pochi centimetri di distanza tra le pareti), ad essere aspirato sarebbe il vapore acqueo (a causa della depressione interna tra i due teli. Cosa servirebbe? In sommità sarebbe sufficiente disporre un canale tubolare leggermente inclinato per concentrare l’impulso del vapore in un punto ove sta una ventola-generatore (un po di corrente “gratis”, ambiente più confortevole “gratis”), l’acqua probabilmente condenserebbe li e ritornerebbe in parte dove deve. Sapete quanta energia non usata casca nei pluviali? Una ventolina idraulica connessa ad un piccolo microscopico generatore e qualche batteria o la connessione alla rete et voilà, illuminazione notturna od energia per un bel sistema di sorveglianza, o qualche sensibilissimo rilevatore-registratore delle variazioni di campo elettromagnetico per individuare la posizione di delinquenti. Sapete quanto lavoro c’è da fare a questo Mondo, quanta domanda di lavoro ci sarebbe, sapete perchè non si può fare? A causa delle mafie e dei corrotti!

 

Tornando al mezzo a motore o pedali, che non è ne la macchina da scrivere ne il mezzo a motore con il battistrada (se non in parte)…

 

Il mezzo a motore, elettrico o spinto dall’espansione determinata dal rilascio di energia contenuta nella chimica di combutibili-comburenti od altro, se si muove veloce oppure piano, ha comunque un problema aerodinamico.

Un treno, la locomotiva in particolare, ha un problema evidente nell’aerodinamica, come pure l’ha in frenata: entrambi i problemi non vengono risolti per fare guadagnare, grazie a giochi di potere criminale, i soliti (anche alcuni giovani per incarico quasi-dinastico), non invece i giovani (che preferiscono delinquere), non i giovani (che preferiscono restare onesti), con la produzione di meccanismi usurabili e facendo costare di più mezzi aerodinamici dal design futuristico.
In frenata, già oggi, basterebbe consumare meno i meccanismi disponendo superfici, espandibili pneumanticamente, in sommità alle carrozze, e lateralmente alla locomotiva (ove l’aria già arriva in pressione), canalizzazioni di sezione areale di poche decine di centimetri cubi, il cui ingresso viene aperto al momento opportuno ove l’aria fa attrito viscoso con le superfici ed in cui l’aria fa percorsi a zigzag, tortuosi; invece si preferisce continuare con il buon toast al carbonio. Non ditelo a Montezemolo che… poi “fa installare” qualcosa che socchiuda (così continuano a raffreddare) le pance ad hoc oppure propone modifica al regolamento…

Eh… alcuni ingegneri ed espertiTM VS altri ingegneri tacciati ed alcuni (molti) disoccupati lesi nella salute e/o diritti, a forza, a causa o mediante azioni di delinquenti: perchè anche alcuni (molti) disoccupati, se occupati sono scomodi, dunque vengono colpiti quando occupati per non farli occupare più; uso il VS perchè i primi sono quelli della gara gli altri (ingegneri non di casta e disoccupati), sono quelli con le idee e come diceva qualche nobel il mondo va avanti con le idee, mentre i primi vanno avanti anche delinquendo o collaborando a crimini per tenere il posto nel club.
Il problema non è il design, l’ingegneria, ma il profitto: prendi una vecchia locomotiva mettici davanti il cono-muso aerodinamico. Costa!

No, no costa: primo, è elemento utile alla sicurezza in quanto anche comprimibile, secondo riduce i consumi e determina maggiore aderenza (dunque minori consumi in accelerazione), terzo possono essere (le modifiche) sede di una web-cam e qualche led che vedono anche in centrale ed anche di notte al costo di pochi Euro, vedi bene le rotaie, prima che la “sostanza” del treno ci passi sopra, dal principio del treno, in aggiunta il cono-muso è volendo molto leggero (da fermo), dunque anteponibile facilmente (anche considerando il moto).
Il cono aerodinamico ha un problema in curva, risolvibile facilmente.

Il cono aerodinamico ha un problema in rettilineo, la pressione dell’aria. Toh guarda inventarono le geometrie pneumatiche, niente struttura se non un telo rivestito, anche semirigido, oppure completamente rigido.

Il telo strutturale (resistente alla tensione ed usura), contiene una camera d’aria idonea a trattenere bene la pressione, ha il vantaggio di consentire la deformazione a comando in caso di urti, attutendo il colpo, costando poco.

La camera d’aria però, già di forma idonea quando in pressione può essere inserita all’interno del cono-muso aerodinamico in lega metallica come i tanti esistenti, con il vantaggio di essere comprimibile a comando in caso di urti e pesando meno strutturalmente.

Il problema della camera d’aria è il diverso comportamento, in termini d’impulso proprio del volume, in curva. Risolvibile.

In fin dei conti un paraurti distante, più o meno rigido ma deformabile, retto da tiranti e forse qualche coppia di pistoni (per mantenere la geometria costante vincendo forse ortogonali alla direzione del mezzo) inseriti in/tra camere d’aria che complessivamente riempiono il volume metallico consentono, sicurezza maggiore, minori costi in caso d’incidenti, aerodinamicità anche su modelli “antiquati”. Costi minori, aderenza alle rotaie maggiore, maggiore coppia anche frenante.

Tenendo conto che le camere d’aria (ad elevata pressione, in quanto devono vincere pressioni esterne centinaia di volte superiore a quella in assenza di moto massimo) sono soggette alla pressione, del cono-muso-rivestimento aerodinamico in funzione della velocità e della densità dell’aria (di per se funzione della forma aerodinamica incrementante i carichi in determinate aree della superficie), e dunque in parte riducono il proprio volume, è necessario inserire un sistema per compensare e mantenere forze costanti sulla superficie interna della geometria del cono-muso.

Un compressore, un vaso d’espansione meccanicamente deformato sono utili, come pure un volume interno ad alcune camere, che s’innesta anche rigido e mosso meccanicamente. Chiaro che il treno non avrà l’airbag, ma quasi.

Un problema, trattandosi di volumi pieni di fluidi in pressione è costituito dal moto: i fluidi si “densificano” in prossimità delle superfici più dense e rigide, si tratta di un problema risolvibile ripartendo le camere/la camera d’aria con diaframmi di modo da ridurre l’effetto, dunque piccole camere d’aria connesse ad un circuito in grado d’equilibrarne la pressione in funzione della velocità del mezzo.

Un problema è rimosso: vibrazioni.

 

Presente il Maglev?

Presente l’hovercraft? Non si vedono più, avrebbero dovuto consumare meno dell’auto avendo meno usura ed attriti, costando dunque di meno il movimento. Poi sono arrivati l’economia moderna, il capitalismo malato estremizzato, le mafie tecnologiche.

Un problema era il rumore, ma c’erano le gonne-guarnizioni sul perimetro. In fin dei conti erano, sono, velivoli, solo che sono senz’ali.

La pressione che li solleva è determinata dal flusso d’aria compresso sotto il “pianale”, l’aria deve essere prelevata anche da sopra o dalla direzione del moto. Si sollevano, si crea la bolla d’aria compressa e vengono tirati-spinti in una direzione, i problemi sono l’aria che sfugge ed il rumore come già espresso, problemi insiti nel sistema propulsivo locomotore, problemi dunque principali.

La gonna, la ciambella perimetrale o quant’altro può essere sostituito da in flusso “convettivo”, il rumore non esce e neanche l’aria.

La compressione ed aspirazione perimetrale determina aderenza, capacità di frenata e pressione sottostante il mezzo, pressione che lo solleva riducendo l’attrito sul piano (la depressione perimetrale invece non determina attrito in quanto la quantità di flusso od inferiore a quella immessa nello steso tempo al di sotto del pianale. Poi metti pure l’elemento solido contenitivo, in fin dei conti una “ciambella rettangolare” è un buon ammortizzatore quando ti fermi. Poi metti pure le ruote, in fin dei conti sono buone per la frenata, se il maggior carico è posteriore alle ruote (rispetto il verso del moto), in fin dei conti il compressore per la bolla sotto il pianale può essere utile, invertendo i flussi, a fare aderenza e determinare attrito delle ruote al suolo.

Il punto è il moto convettivo artificialmente generato e perimetrale alla bolla d’aria principale: non è necessario infatti creare la bolla principale ed aspirare dal perimetro la medesima aria in pressione per ricondurla al centro della bolla (risparmiando ovviamente nella ricompressione), è sufficiente un doppio allineamento perimetrale di flussi in uscita ed in rientro nel circuito di compressione.

Il perchè è banalissimo sig. Esperto(tm) che hai avuto la fortuna di stare in un club o semplicemente di non essere infastidito danneggiato, impedito dalle mafie di Stato oppure demandate (interne o straniere): il motivo semplicissimo è che la bolla principale deve mantenere una pressione costante ed adattarsi al moto, ma questa non necessita di muoversi convettivamente inutilmente (anche se lo farà in funzione del moto e proprio per questo verrà coadiuvata), la bolla principale non abbisogna di attriti perimetrali, il doppio flusso laminare perimetrale “convettivo” invece può muoversi rapidamente, molto più velocemente usando una minor massa compressa ed accelerata, la velocità è impulso, l’impulso è energia aggiuntiva contenuta nella massa, accelerare in un moto convettivo la massa fluida principale sarebbe costoso e controproducente in termini di consumi e rumore, dunque la bolla principale è sufficiente che si muova a velocità funzionali alla velocità di moto del veicolo (decisamente più basse, a parte l’immediato flusso laminare sulla superficie solida).

Il muro d’aria a doppio senso che costituisce confinamento della bolla d’aria riduce i consumi per definizione, trattiene l’aria e le vibrazioni, insomma l’hoovercraft avrebbe consumato forse meno del Maglev o quantomeno sarebbe potuto essere più diffuso. Altro che Della Valle e NTV.

Certo è vero che chi interviene a mettere un treno sull’infrastruttura ferroviaria non ha colpa del fatto che quest’ultima sia fatta per le “ruote” e non per coadiuvare mezzi e bolle d’aria, forse ha solo avuto la fortuna (anche) di essersi trovato a disposizione una rete ferroviaria già presente che si è sviluppata nel tempo con costi e difficoltà incomparabili a quelle attuali, costi che infatti non pagherà mai perchè per definizione e sono convinto che l’imprenditore onesto o disonesto che sia lo sa benissimo: non si possono pagare le royalty a chi ha inventato il cucchiaio, comunque sarebbe ingiusto sostenere a posteriori che il costo e prezzo, delle difficoltà sostenute od il valore intellettuale dell’idea, possano essere determinati in e da società completamente diverse.

Imprenditore tu farai anche pagare le royalty ma se la società fosse nella miseria non venderesti niente e saresti un barbone come gli altri. Se il barbone ti facesse pagare il tuo diritto alla non-violenza da parte sua? (posto che è più facile che sia l’imprenditore a prevaricare)

Rammentate che il vostro futuro è influenzato oltre che da delinquenti illegali anche da estremisti almeno un poco balordi ma legalizzati: rendetevi conto che brevettano colori e forme. Quanto faranno pagare l’aria di montagna e quella di Milano? E la luce?

Perchè c’è da notare che, se è ammissibile (secondo alcuni) brevettare i colori, non si è molto lontano dal brevetto sulla luce, dunque vivere nella luce ambiente del Nevada quanto costerà in più rispetto a quella sul Monte Bianco?

Perchè forse va notato che, intanto, la luce viene riflessa nello spazio per valori indicabili con Exawattora, sempre che non si vogliano usare i milliwattora.

Sapete cosa potremmo fare? Un’economia di brevetti su di ogni categoria (più specifica il possibile, dunque infinite) di evento quantistico… miliardi, billioni, trillioni, no, anzi, dodecallioni di brevetti, forse più brevetti degli esseri Umani vissuti. Ognuno con un contratto, una registrazione, aventi diritto, tutele legali, processi per violazioni, che bella Umanità. Ma vaffanculo!

Ogni effetto quantistico è utile, dunque avrete sempre profitto: più passa il tempo e… Forte!!!!

Potrebbe esserci un poco d’inflazione dunque io suggerirei, permettendomi io sta volta di prendere per il culo i mafiosi di merda, i mafiosi d’elite: usare cambiali, per attribuire diritti, da ratificare con sms, certificare su dipinti, confermando con sms, inviando comunicazine vocale via registrazione mediante nastro magnetico, marchiato con metalli preziosi, alle poste e di li di nuovo di ritorno in casa del mittente per presa visione del ricevimento indicando a quel punto… questo per ogni transazione di diritti econimici, poi ci sono le cause, non m’hai pagato e m’hai fatto girare le palle fotoniche!

Perchè eliminare il delinquente, votando democraticamente per un sistema automatizzato di pagamento, d’attribuzione dei diritti individuali (non certo derivante dall’economia della miseria quale è quella delle royalty, merda d’artista) è troppo complicato…

Perchè quando si è stabilito di usare la valuta europea, gli Stati hanno preventivato che si sarebbero stampati fogli, pubblicazioni, prodotti convertitori, calcolatrici, formati metalli, creati conti correnti, effettuate transazioni, realizzati sistemi anticontraffazzione fraudolenti insitamente…

Quando si è fatta la nuova valuta, per centinaia di milioni di persone, avrebbero potuto fare un accordo a corredo: valuta nuova, conti correnti ad ogni cittadino Europeo (poi parte del servizio poteva pure essere gestito dallo Stato e parte dalla BCE parte da altra Banca Privata): il conto corrente sono dati e chiavi di cifratura (forse). Puoi registrare i dati disponendo monoliti oppure usanto microscopici puntini differenti nello spazio parte di un volume, memorie. I conti correnti sono memorie, decine di euro a testa.

Il sistema è automatizzato, non vuol dire che non c’è lavoro, vuol dire che la fatica anche intellettuale viene pagata di più, vuol dire che si lavora meno ore e si hanno gli stessi diritti. Vuol dire che i dipendenti anzi che trovare il modo di fare più soldi, trovavano il modo per ridurre il personale carico di lavoro, automatizzando e mantenendo gli stessi diritti, mi spiace bocconiano ma la tua economia ha rallentato l’Umanità.

Vuol dire che il dipendente anzi che spingerlo a delinquere per arrotondare o farlo divenire esclusivamente criminale, lo spingevi ad ingegnarsi, ingegnarsi voleva dire cittadini più civili, diritti più rispettati, progresso rapido. L’operaio è stop invece tacciato tante volte di dire stronzate quando lo stronzo era l’ignorante che le imputava.

Uno Stato, un Europa sana di mente, spinge a condividere le idee in modo organizzato, non si tratta di narrativa delle idee, si tratta di formulazione oggettiva d’ipotesi, verifiche, si tratta di “quantizzare” le componenti delle proposte.

La cosa più complicata era il software open source, l’hanno fatta.

Riuscite, prima dell’auto-annientamento a mezzo di delinquenti, a fare un sistema Europeo per catalogare e condividere ogni genere di progetto?

Riuscite a fare un sistema ove i progetti crescono cooperativamente, in dettaglio, verifiche, multipli punti di vista, indagine, ove i progetti vengono modificati per revisioni indicate individualmente temporalmente certificatamente, un sistema ove il costo intellettuale è quello determinato appunto dal tempo sottratto alla Vita libera e civile Umanamente, dove il costo dell’opera manuale è quello determinato dal tempo sottratto alla Vita libera e civile Umanamente, dove il costo temporale tiene costo dei tempi spesi nel traffico e per il mantenimento in sanità, sanità usurata o messa a repentaglio in funzione dei lavori (bocconiano, riesci a dirci se temporalmente, in ore-uomo costa e rende di più l’usura sanitaria-lavorativa dell’operaio o del mafioso?), riuscite a fare un sistema ove le idee, sono collaborativamente verificate-implementate e portate alla traduzione in progetto industriale (ivi inclusi i servizi, tanto più quelli automatizzati) anche dal punto di vista organizzativo ed in termini di costi d’anticipare o dilazionare?

Perché lo Stato raccoglie le tasse per offrire servizi, il bocconiano è dell’opinione che i servizi vengano offerti tramite il passaggio in un filtro di profitto privato che è quello della stampa di moneta o gestione della stessa, ma le tasse non sono state raccolte per fare guadagnare sempre e comunque qualcosa che invece può essere evitato, le tasse sono raccolte per fare progredire il benessere e ben-avere di tutti, ridurre la fatica di tutti, mantenere in salute tutti e garantire gli altri diritti fondamentali a tutti… invece grazie anche ai bocconiani lo stato è stato smantellato, le fatiche cresciute, i tempi a disposizione diminuiti, i criminali aumentati, i corrotti pure e le idee condivise soppresse. Il progresso non c’è, sono virgole: guardate le vostre strade, i Romani sapevano cos’erano le strade, un buon indice del progresso. Guardate le vostre case e l’influenza, la sottrazione che vi costano in termini di tempo nella vostra vita. Guardate cosa vi costano le tasse in termini di tempo, non si tratta di tagliare, si tratta di fare collaborare ordinatamente, di usare quei soldi molto meglio, certo non ad uso e profitto particolare di privati: il profitto di Stato vuol dire meno tasse e più servizi.

 

 

Tornando al vuoto pneumatico d’idee…

Mai coltivato “foraggio”, manti erbosi, patate o carote in multipiano?

Pensato mai a quanta luce sprecata, riflessa dalle superfici vegetali e non utilizzata nella fotosintesi? E’ come il ciclo di Carnot, l’energia dispersa non viene incanalata, ma qui si parla di rendimenti, in fotosintesi naturale, attorno alle unità percentuali, dunque, se l’energia riflessa fosse utilizzata, reindirizzata, per altri “cicli” con colture diverse (per esempio se la luce riflessa dalle alghe azzurre venisse reindirizzata, ovviamente in parte “miscelata” con altra diretta, verso alghe verdi, poi rosse, a parità di superficie si avrebbe maggiore produzione di alghe), per questioni termiche, per illuminamento, per creare energia, si incrementerebbe l’utilità del soleggiamento.

Serve un buon uso del suolo, non uno spreco da latifondista, od inutili difficoltà burocratiche quando c’è gente che non ha diritto agli alimenti ed un quinto di mondo ha problemi alimentari. Il suolo si usa bene quando la superficie utile corrisponde ad un multiplo tanto più maggiore rispetto la singola superficie in proiezione sul piano di campagna. Il solo di usa bene in vasi sovrapposti, in edifici alti, in ripiani scorrevoli sovrapposti. Il suolo si usa bene quando si sfrutta la capacità d’indirizzare utilmente i venti altrimenti attraversanti inutilmente il “volume” sovrastante il suolo, il suolo si usa bene quando si usa l’energia termica che nell’anno finisce diretta od indiretta per attraversare inutilmente il “volume” sovrastante il suolo

Quale volume? Il volume altrimenti d’aria ingestita, altrimenti d’umidità ingestita, altrimenti di moti convettivi ingestiti, con luce ingestita, il volume più grande il possibile, il volume “sanitariamente tollerabile”, il volume più alto il possibile, perchè l’aria calda va in alto, con l’umidità, con l’impulso specifico determinato dalla diversa densità istantanea rispetto la pari quota in ambiente libero, la luce rimbalza altrimenti in atmosfera scendendo anche di lunghezza d’onda surriscaldando il pianeta inutilmente, la luce naturale che può attraversre il volume libero in un’istante è altrimenti riflessa in parte nello spazio quando invece in un volume chiuso ed indirizzata consente in linea teorica (fingendo che le superfici interne siano completamente riflettenti) di dare luogo ad ambienti utili per volumi superiori rispetto allo stesso volume libero (considerato che un volume chiuso è ammesso avere valori d’illuminamento decisamente più bassi rispetto l’ambiente aperto)…

Servono nervature resistenti, ovvero sia le pareti di cassoni-vasi, servono fango di granulometria adatta, concimato adeguatamente, miscelato omogeneamente, come puoi fare facile facile col “fango” di terra e reflui “densi” organici (adatti).

Servono pompe (del genere più opportuno per mettere il fango in pressione in cassoni, chiusi una volta riempiti, connessi ad un circuito che termina nei ripiani con le nervature irrigidenti), il fango miscelato, i ripiani ove versare il fango (poc’anzi citati), un distributore automatico di sementi (e sostituti, eventualmente una sorta di circuito con le sementi ed un “pantografo” dirigente il getto nei ripianti, oppure un “pantografo” connesso ad un elemento con funzione di trapiantatoio).

Pompe disposte intelligentemente, come intelligentemente vengono disposti in un circuito elettrico alle distanze più convenienti per risparmiare in resistenza e surriscaldamento, pompe compressive e pompe depressive, come vengono disposti intelligentemente in un circuito ottico i ripetitori del segnale per non dover mettere “un’intensità luminosa” (più esattamente caratteristiche quantistiche) concentrate ad un capo solo, pompe compressive e di pescaggio dalla sorgente alla base, pompe a vuoto in sommità, per fare la cosa più semplice del mondo: ridurre gli attriti fluenti e viscosi nel circuito facendo consumare le due pompe meno di quanto ne consumerebbe una sola per spostare lo stesso fluido.

La pompa della vostra caldaia ha un problema, il flusso è compresso alla base (ove la gravità è maggiore e la spinta idrostatica pure) ed il “vuoto” depressivo (il richiamo dell’acqua del riscaldamento) è fatto a distanza notevole dalla immissione (in termini di sviluppo del circuito, non in termini fisici): significa che la parte compressa di fluido fa forte attrito nei tubi, la parte depressa è inutilmente espansa. Più pompe, più piccole, uguale a meno energia consumata. Le pompe hanno un problema di risonanza determinato dal numero di giri, ovvero la coincidenza pressione depressione determina diversa efficienza della no coincidenza: l’onda compressa dalle pale o nella camera variabile, se giunge alla pompa successiva od alla stessa a temine del circuito i modo non idoneo determina uno spreco energetico, se l’onda di pressione è corta a causa dell’elevato numero di giri o della ridotta dimensione delle pale o volume delle camere, si allungherà naturalmente prima di riuscire a distribuirsi nel circuito, se l’onda ha una lunghezza proporzionata ai giri (non solo) si diminuiscono le perdite di carico.

 

(in divenire, forse)
(tratto da “Pro-lis” il linguaggio per ripetere che dei miliardari stanno fregando l’Umanità usando i loro picciotti e rovinando gli altri al fine di crogiolarsi del loro potere, edito da “CurealMiliardario” distribuito da controlli fiscali-economici duri a prescindere a chi ha tot in più della media procapite, disponibile da “QuandogliI-Picciottivannodentro” Che meraviglia!. Da leggere, narra le storie di una grande quasi prigione, tale, a causa dei criminali diffusi)

 

 

 

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