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Sottotitolato: non la “riflessione” della guerra elettronica

Non si tratta di un sistema di guerra elettronica – elettromagnetica basato sulla rilevazione delle “tracce elettriche”, del pattern volumetrico dei campi generati in funzione delle attività svolte dai circuiti di geometria già nota o conosciuta mediante l’applicazione di un simile sistema, non si tratta di conoscere cosa accade in un circuito alimentato, non si tratta di prendere il controllo, dalla distanza, di droni od automi prossimi venturi (nelle mani di un regime Nazista Mafioso Capitalista che si sta venendo a sviluppare nell’Euratlantico Impero del correre per crescere solo di numeri e non di benessere e benavere, a suon d’indottrinati senza tempo ne “arbitrio” per costume e di Trattati non democratici nè nella costituzione nè nell’approvazione e nell’applicazione, sviluppati nell’omertà mediatica mainstream).

Si tratta del riflettere inteso come pensare. Cosa poco tradizionale nei tempi contemporanei (apparentemente, altrimenti si sarebbe molto meno spensierati ed ilari all’eccesso di impedire se non come applicazione di “schemi di costume”, come selezione degli “schemi di comportamento” d’applicare in situazioni note o studiate (cosa che non prevede certo la selezione dal punto di vista dell’Umano Essere ma solo dal punto di vista del costume economico-sociale).

Il quantistico riflettere dei circuiti invece è altra cosa, diversa dal riflettere nel pensiero, la prima simile invece al riflettere dei “costumi” errore su errore inclusi verso il baratro perchè l’ha detto, l’hanno detto gli esperti (magari ubriachi o corroti), dei sistemi da applicare…

Ricordandosi che attualmente la semi-programmabilità dei circuiti integrati è quasi solo una parola vuota, nel senso che le “aree delle funzionialità” restano definite per tutta la durata di “vita” del circuito (dunque anche il numero di transistor in queste) ed in realtà le piste elettetriche non cambiano la relazione tra loro se non in funzine del circuito fisico-logico preimpostato di fabbrica e stabilito materialmente, con gates che si aprono o chiudono senza poter stabilizzare la loro posizione sulla base di un “imput arbitrario” esterno al singolo ciclo-evento logico (cosa determinata più che altro dal tipo di transistor impiegati, dalla loro costruzione fisica e dunque dal numero di gates e funzionalità degli stessi, cosa comunque sorpassabile concependo al posto dei singoli transistor tanti microcircuiti, ove il comportamento interno è programmabile, generanti relazioni differenti tra le piste in contatto con ogni singolo microcircuito-transistor-complesso in modo semi-stabile: ovvero sia concependo il circuito integrato come un sistema di piste connettentisi tra loro in modo variabile mediante circuiti di piste aventi la funzinalità di transistor con molti più gates e programmabili)…

Gates controllati da altri gates oppure gates a conduzione fissata, intersezioni tra circuiti e conseguenze fisiche-logiche variabili oppure fisse…

Riflettendo sui circuiti logici ci si chiede come mai se un circuito che è fatto di massa, di materia stabile, funzionando con il trasporto di segnali quantistici elettrici lungo il proprio sviluppo e le proprie interconnessioni-intersezioni, tale circuito non sia stato cprogettato per essere logicamente-quantisticamente programmabile in toto: nel senso che ci si chiede come mai non sia convenuto, a fronte di una perdita di spazio e consumo elettrico leggermente maggiore (determinato da piste e gates di distanza “modulare”, costante e dunque non ottimizzata in funzione delle interferenze interne dovute alla maggiore o minore presenza di variazioni quantistiche in determinate piste magari temporalmente più utilizzate di altre), di produrre circuiti identici fisicamente, dall’univoco pattern di gates e piste tra i gates adiacenti (optando per gates in grado di “consumare” meno quando in “posizione-funzione” fissata e non variabile, anche se programmabile elettricamente).

S’intende che se i “circuiti”, i piani di piste e transistor, fossero tutti, per esempio, composti da maglie triangolari ed alle giunzioni tra le maglie fossero posti i gates-transistor programmabili (meglio se in una versione staked dei circuiti, con piano di alimentazione e “programmazione semi-stabile” dei gates e due piani logici, con transistor a più gates-programmabili a cavallo e comunicanti tra i due piani di circuiti logici di modo da accorciare la lunghezza dei “tratti degli schemi logici”, ed il piano di alimentazione), si sarebbe potuto “programmare i transistor per l’uso più idoneo”, costruendo circuiti logici fisici di forme diverse e mutabili elettricamente secondo il progetto-schema caricato in forma di carica elettrica fissa comandante il funzionamento dei transistor (capaci dunque di essere in funzione di contatto costante tra i rami dei circuiti logici oppure sempre aperto, oppure di trovarsi nella posizione standard variabile di rapporti tra i rami determinata proprio dal passaggio variabile, come consueto, degli “impulsi” elettrici,consentendo nel primo caso il continuo fluire delle cariche lungo le rispettive direzioni dei rami senza interferenze tra i piani mentre negli altri casi di mutare la relazione tra i piani stabilmente od in funzine delle “cariche fluenti” nei singoli piani e determinanti il comportamento dell’altro piano fisico logico).

Il vantaggio sarebbe stato di produrre meno volte (allungando la durata d’uso dei circuiti”) il materiale fisico “conforme” ad una specifica maglia con le minime distanze possibili tra transistor e la minima dimensione possibile delle maglie secondo lo stato dell’arte della tecnologia dei materiali (ad uso di mercato commerciale, ovviamente non ci si riferisce al mercato militare che si evolve solo parzialemnte secondo il mercato commerciale ma per ovvie questioni di sicurezza molto è fuori commercio civile, motivo per cui alcune tecnologie agli occhi dei più possono sembrare “aliene” o magia, o peggio non esistenti, impossibili, allucinazioni) e di produzione (piste e transistor a più gates-programmabili, dalle aperture-chiusure mutabili oppure fisse ed in questo ultimo caso comportantisi come semplici giunti tra piste), conforme e di evolvere nel tempo il comportamento dei transistor secondo schemi migliori senza parti fisse logicamente deputate a determinate funzioni come invece avviene nei sistemi “domestici” e nella maggioranza, quasi totalità, dei circuiti integrati “non domestici”.

Potendo programmare variabilmente lo schema elettrico ed in toto (mediante, come espresso, l’uso di transistor, meglio se su più livelli, a comportamento logico-elettrico semi-variabile ed opportunamente programmabile), schema di collegamenti tra i transistor-gates si sarebbe insomma potuto risparmiare materiali ed allungare la “vita” d’uso dei dispositivi in commercio rendendoli evolvibili nelle capacità computazionali in funzione della sempre migliore progettazione di tipologie di relazioni-interazioni tra piste elettriche, nonchè in funzione della variabile proporzione di funzionalità dei transistor (potendo di fatto utilizzare tutte le piste ed i transistor secondo schemi di elaborazione matematica piuttosto che geometrica oppure anche temporale: perchè non dimentichiamoci che per tenere il tempo si può usare un sistema complesso e funzionate sulla media, basato sulle velocità note del cambiamento delle caratteristiche quantistiche lungo lunghi circuiti piuttosto che un sistema semplice, piccolo, ma molto sensibile, come dire se conosco la velocità su un quadrilione di chiliometri posso contare il tempo contando il numero di volte che ci passo in quella distanza).

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